Wrekmeister Harmonies – Night of Your Ascension (Thrill Jockey Records, November 13, 2015)

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Wrekmeister Harmonies – Night of Your Ascension (Thrill Jockey Records, November 13, 2015)

La musica dei Wrekmeister Harmonies è la musica del dissenso spirituale. Questo disco esce a ridosso del periodo delle festività natalizie e in maniera forse non casuale si propone come una specie di ammonimento.

Ci sono sempre delle venature di grigio in un periodo come quello natalizio del resto che, al di là delle proprie credenze religiose, dovrebbe essere dedicato a quella pratica di santificare le feste. Nel senso di passare del tempo in compagnia e in armonia possibile con delle altre persone, amici oppure parenti, semplici conoscenti e anche degli sconosciuti. Poco importa. Quello che conta è ricercare se possibile e in un momento dove la tensione dovuta al refrain quotidiano dovrebbe allentarsi e concedere un minimo di spiritualità, un approccio diverso con gli altri e soprattutto alla vita.

Questo, è evidente, in maniera consapevole oppure incosciente, può accadere oppure no. Del resto se siete soli, se vi sentite soli e questo perché è impossibile essere veramente sulla superficie di un pianeta densamente popolato da miliardi di persone, questo periodo può costituire una vera seccatura e la vostra malinconia e la vostra tristezza non potrà che crescere in maniera esponenziale.

Probabilmente tutte queste cose J.R.Robinson le sa benissimo ed è per questo che per il suo progetto, che costituisce una ricorrenza, una specie di rituale nelle pubblicazioni della Thrill Jockey Records, si circonda sempre di tantissimi amici che, guarda caso, sono anche musicisti di grandissimo talento e per lo più orientati verso sonorità crepuscolari e oscure e rumorose in una maniera che definirei monolitica e ancestrale, quasi primitiva. En-passant, vale ovviamente la pena di citarli tutti, perché il cast è stellare: Lee Buford e Chip King dei The Body, Alexander Hacke (Einsturzende Neubauten), Cooper Crain (Cave), Marissa Nadler, Mary Lattimore, Olivia Block, Eric Chaleff (Bloodiest), Dylan O’Toole e Ron DeFries degli Indian, Bruce Lamont, Sanford Parker (Twilight), Mark Solotroff (Anatomy of Habit), Solomon Lee Walker, Chris Brokaw (Come), e Jaime Fennelly (Mind Over Mirrors).

Non ci troviamo come sempre davanti a un disco per tutti, nel senso che molti potrebbero ritenere opportuno smettere dopo praticamente trenta-quaranta secondi di ascolto e se consideriamo che il disco conta di sole due tracce al solito l’opera potrebbe apparire ambiziosa. Quasi pretenziosa. Poco importa tuttavia per quanto mi riguarda in questo processo di natura speculativa oltre che di semplice ascolto. Come dire, vediamo dove vogliono andare a parare.

Come spesso accade per ogni pubblicazione della Thrill Jockey, il disco propone un concept. Questa volta ce ne sono addirittura due e entrambi ispirati a trame di tipo religioso. ‘Night of Your Ascension’, la title-track, è liberamente ispirata alla figura di Gesualdo da Venosa, nobiluomo vissuto a cavallo tra il 1500 e il 1600 e artista, principalmente musicista e compositore di madrigali e di musica sacra. Tristemente noto soprattutto per essere un efferato assassino e avere ucciso sua moglie e il di lei amante dopo averli colti in flagrante adulterio.

La seconda traccia si ispira invece alle vicende di Padre John Geoghan, un prete che fu accusato di aver molestato più di 150 bambini e che fu brutalmente trucidato da un suo compagno di cella.

Tematiche praticamente per nulla natalizie, insomma, ma che il complesso guidato da J.R. Robinson ci ha voluto proporre in questi quaranta-cinquanta minuti di musica come una specie di rito e doloroso esorcismo. Il disco è un rito che si compie traducendosi in una specie di rappresentazione teatrale orrorifica in due atti terribilmente rumorosi in un mix di fragore metal e sonorità noise. Solo a tratti il fragore sembra rallentare e dare adito a spazi più meditativi dove prevalgono suoni di chitarre metalliche come suono di catene ai piedi dei condannati all’eterna sofferenza tra le fiamme del Flegetonte. Ecco allora urla brutali che sembrano provenire dall’inferno, voci melodiose che intonano canti sepolcrali e che sembrano invitare e richiamare gli ascoltatori come le sirene Ulisse nel mare in tempesta. Come se ci si dovesse legare per evitare di cadere nel baratro della disperazione più totale di questo vortice infuocato di sonorità doom.

Che dire? Siamo prossimi alle festività natalizie, ma secondo J.R. Robinson ci starebbe poco da stare allegri e questa occasione andrebbe colta per dare adito a una spiritualità di ispirazione quasi medioevale e dove a prevalere devono essere redenzione e pentimento. Quelli che preferiscono sonorità più solari e easy-listening invece, ascoltando questo disco, potrebbero parlare anche di: punizione.

@sotomayor

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