Ty Segall – Ty Rex (2011, Expanded Reissue 2015) [Goner Records, 27/11/2015]

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Siamo qui a celebrare il genio punk di Ty Segall e se non lo credete tale, passate oltre e non vi curate di noi. Il ragazzino è vorace come uno squalo, perennemente in movimento, e tutti pensano: “ prima o poi la fa una bella cazzata e se ne esce con un disco frettoloso e brutto”. Ma lui li frega sempre tutti e ogni suo disco è migliore del precedente. Non ha resistito e si è fatto anche coinvolgere nel progetto Peacers, col vecchio amico Mike Donovan, già insieme nei guastatori Sic Alps, ma ha trovato un momento libero ed allora sembra proprio che il Golden Boy del Garage ed oltre, non ne voglia proprio sapere di darsi una calmata.

Belle cover versions di T. Rex, ne son già state fatte due: una da Siouxsie & the Banshees (quelli veri e non Mack 1-2-3 ecc.) e l’atra, fenomenale di Bauhaus. Se credete che vi s’indichino i titoli delle canzoni reinterpretate, allora, amici miei, mi sa che venite proprio da un altro pianeta.

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Il garage sudicio di Ty sembra proprio guardare indietro per andare avanti ed il rischio era proprio dietro l’angolo, bello e grosso. Il Disco esce per la Goner Records che ha voluto raccogliere in album le gemme fatte uscire in formato 7” tra il 2011 e 2013 e tutto il lavoro risulta pervaso dalla dicotomia Psych-Folk di marca Tyrannosaurus Rex ed il glam scintillante di T. Rex, creatura sopraffina ed altera, capace di inarrivabili cosmic boogie, lustrini e pose affettate. Il rischio era di acchiappare solo la forma, la superficie di un songbook senza cedimenti, acque profonde temprate da una serie di esperienze formative senza uguali che, debitamente metabolizzate, hanno permesso il raggiungimento di tali vette.

Fin da quando Marc, ancora ragazzino, si prostituiva a Soho per poter poi acquistare i vestiti Mod à la page e Marc aveva, SEMPRE, i vestiti più belli di tutta Londra. Il boogie, il glam, il rossetto e l’eyliner, il primissimo David Bowie che apriva i suoi concerti fingendo di cantare su basi registrate, mentre eseguiva le sue mosse da mimo, Gloria Jones, il punk, la morte da stereotipo rockstar nella Mini Minor guidata da Gloria, l’incredibile composizione floreale a forma di cigno, tutta bianca, col quale Bowie volle omaggiare la morte del Glam Boy di Wimbledon.

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Come sarebbe stato possibile inserire tutto questo nel tritacarne e tirare fuori qualcosa d’interessante? Semplice, la classe di Ty è purissima, la fantasia di arrangiamenti essenziali e dilatati non ha eguali e l’intensità della sua voce non teme paragoni.

“20Th Century Boy” regge il confronto con Siouxsie & The Banshees, mentre “Slider” è resa sporca ed eseguita con la comprensione di super fan. Si ritorna poi a Tyrannosaurus Rex per le due brillanti songs che concludevano il Ty Rex I EP, “Salamanda Palaganda” presa da “ Prophets, Seers & Sages: The Angels of the Ages” e “Elemental Child” da “A Beard of Stars”. “Cat Black” (da “Unicorn” album dei Tyrannosaurus Rex del 1969). Anche “The Motivator” che chiudeva “Electric Warrior” merita una menzione, ma parlando di leggende, nominare alcune perle trascurandone altre sarebbe un peccato bello e buono.

Schoolboy Johnny Duhamel

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