The Shivas – Better Off Dead (K Records, 19/02/2016)

The Shivas - Better Off Dead (2016) @320L’album precedente, uscito in ottobre 2014, era una meraviglia intitolata “You Know What To Do” pieno di eccitanti esperimenti garage evoluto, con onde surf e spruzzate di Link Wray, sovrastato da interpretazioni vocali risolute, alcuni direbbero robuste, quasi a sfiorare, in alcuni titoli, l’abusato titolo heavy psych. Un disco irresistibile, tra i migliori dell’anno.

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Dimenticate tutto, perché il cambiamento è drastico e l’affascinante quintetto di Portland abbandona il furore super cool, col quale ci aveva viziato, in favore di un irresistibile jangle-pop, iper sognante, con chitarre vaghe e ritmi incerti sospesi su pelli sfiorate.

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Non è un cambio di direzione, ma una semplice esplorazione di qualcosa che esisteva già in nuce nell’arte dei Shivas. Come si fossero trovati all’interno della propria cameretta, tappezzata dai poster di Roy Orbison, Byrds, Rainy Day e Rain Parade ed avessero composto l’album traendo ispirazione da una parete o dall’altra.

Un effluvio di grazia radio-statica del secolo passato, che sembra quasi voler definire una nuova alba sopra i Dub Narcotic Studios di Olympia, Washington, dove si sono rifugiati, come il solito, in compagnia del co-produttore Calvin Johnson ed il fantasma di Dave Roback imprigionato nel mixer.

Indugiano su immaginari sfuocati ed ammalianti, come visti attraverso vetri di auto appannati nel mezzo di un bosco di Washington, descritti con voci piene di giovinezza ed innocenza.

“Better Off Dead” è una ballata di note congelate in proiezione narcolettica, con derive ipnotiche e voce trasognante. Il controcanto accentua il magnifico straniamento simile ad una “Eight Miles High” cantata nel dormiveglia, ad un’altezza di due yard ed avvolta nell’echo box.

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“Sad Sad Sorrow” è puro mantra salvifico ed etero sottofondo con l’aria di Laurell Canyon condensata nelle corde della chitarra, mentre “Off Axis” accelera su tinte di psichedelica al pastello.

“Never Never Coming Home” ha un ritmo quasi mariachi in codeina ed è irresistibile con il suono di batteria geniale, la chitarra che è solo un’idea che mutua intuizioni tahitiane per poi risolversi in un fischiettio dai sapori epici.

“Better Off “ è un lavoro fantastico di psichedelia gentile, quasi sussurrata, un disco con chitarre cariche di effetti, caratterizzate da uno stile sognante ed evocativo, che si rincorrono a creare sculture infettate da deliziosi turbamenti psych/pop e si perdono all’interno di soffici turbini di melodia armoniosa.

Se dico disco da avere, si capisce che è il più bello uscito finora?

Schoolboy Johnny Duhamel

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