Steven Soderbergh – Contagion, 2011

Contagion_Poster
Steven Soderbergh – Contagion, 2011

CONTAGION, IL FILM. Questa volta parliamo di un prodotto nato per essere destinato al grande pubblico, dato che non possiamo sicuramente definire ‘Contagion’ come un film di nicchia. La distribuzione in Italia è stata a cura della Warner Bros Pictures, il regista, Steven Soderbergh, è uno dei più gettonati della odierna Hollywood e il cast è praticamente stellare e vede la presenza di una serie incredibile di stelle del cinema USA, dalla bellissima Marion Cotillard a Laurence Fishburne, Gwyneth Paltrow e Kate Winslet, il bravissimo Jude Law, Jennifer Ehle, Elliott Gould e l’immancabile Matt Damon, che oramai è uno specialista per quello che riguarda i film di genere fantascientifico.

Questo thriller dai toni apocalittici del resto si fa per forza ascrivere all’interno del macrogenere fantascientifico, di cui ripropone uno dei temi storicamente ricorrenti: ovvero quello della diffusione di un contagio mortale, una epidemia generata per un incrocio di virus tra un maiale e un pistrello e che da Hong Kong si diffonde negli Stati Uniti d’America e in tutto il mondo.

‘Contagion’ costituisce, ne consegue, un altro di quei film dai toni apocalittici che per forza appassionano tutti gli spettatori, data la rappresentazione di uno degli incubi più tipici della natura umana, ma che a differenza di altri film del genere, pone l’attenzione più che sugli aspetti strettamente di tipo etico oppure di tipo medico e legati alla cura del virus, a come diverse tipologie di soggetti, ciasuno con una propria parte all’interno della società e del mondo in cui viviamo, reagiscono in una realtà dove il germe più pericoloso e virale è costituito chiaramente dalla paura. Un punto di vista, diversi punti di vista anzi che ci invitano a riflettere su tematiche relative la comunicazione, i mass-media e più in generale quella che è la cooperazione tra le persone e le nazioni e che come tali potrebbero essere applicati anche a altre situazioni di ‘crisi internazionale’ e non necessariamente di tipo strettamente ‘epidemico’.

IL REGISTA. Il regista, come detto, è Steven Soderbergh, regista e produttore che nel corso degli anni si è districato (con successo) in diversi generi e raccogliendo consensi positivi sia dalla critica che dal grande pubblico. Non sono un esperto di cinema, ma il suo marchio appare in qualche modo sempre riconoscibile e anche in questa opera che ha dei contorni quasi oscuri per quello che riguarda i colori e la qualità delle immagini.

Opera coraggiosa, perché difficile da rendere sul piano cinematografico, il film è ambientato in diverse parti del mondo e le riprese sono state effettuate ad Atlanta, Chicago, Minneapolis, Dubai, Giappone, Svizzera, Regno Unito, Brasile, Russia, Malesia, Hong Kong. Soprattutto la storia segue in maniera contemporanea le vicende di diversi protagonisti che svolgono delle azioni e hanno una propria storia e una propria vita autonoma, slegata da quella degli altri. E allo stesso tempo legata dallo stesso destino per quello che riguarda la ricerca di una soluzione per risolvere questa crisi internazionale e trovare una cura possibile.

Lo svolgimento della trama, di conseguenza, non è lineare, ma è un continuo intrecciarsi di storie, che seguono comunque un filo narrativo preciso e che alla fine troveranno una loro convergenza. Sta di fatto che comunque lo svolgimento della trama in sé non costituisce l’elemento principale e più interessante di questo film. Di cui non è importante tanto il finale, quanto la attenzione a tutte le dinamiche di tipo sociale e mediatico che vedono protagonisti i diversi personaggi. Che alla fine sono per lo più medici o comunque impiegati nei centri per la prevenzione e il controllo delle malattie. Non secondaria è tuttavia la figura di Mitch Emhoff (Matt Damon), un uomo che ha perso la sua famiglia a causa del virus e che cerca di resistere e di ricominciare a vivere con la sua figlia mentre sullo sfondo tutto va a scatafascio e i disordini sociali si moltiplicano. Così come ricopre un ruolo centrale quella di Alan Krumwiede (Jude Law), un blogger che si occupa di teorie del complotto e che cavalcherà l’onda del virus a suo modo.

Diciamo che è comunque un film per tutte le stagioni dato che il tema è sempre destinato a essere centrale nella storia del genere umano, lo è sempre stato, e che senza assumere mai toni da alta tensione, intelligente anche la colonna sonora del bravo Cliff Martinez, è girato in maniera intelligente e non annoia lo spettatore. Se riuscire ad accettare l’idea che Beth Emhoff (Gwyneth Paltrow) muoia praticamente nei primi minuti del film, allora potete andare avanti e vederlo tutto senza problemi.

IL RUOLO DELL’INFORMAZIONE. In realtà in qualche modo le tematiche di questo film sono particolarmente attuali. Non solo perché l’incubo di una epidemia mortale costituisca un tema ricorrente nell’immaginario spaventoso del genere umano. Basta pensare invece a quello che sta succedendo ed è successo con i vaccini, prima negli Stati Uniti e successivamente in Europa e in Italia. Ma anche cambiando ‘genere’ e argomento, il ruolo dell’informazione, che oggi non passa solo attraverso i canali tradizionali, cioè giornali e televisione, ma che anzi in maniera massiva e quasi invasiva viene diffusa attraverso internet in modo incontrollato, è tema quanto più attuale e che merita sempre di essere in qualche modo affrontato. Anzi va affrontato quotidianamente perché tutte queste informazioni che riceviamo ci pongono sempre davanti a una serie di scelte da prendere e che data la complessità delle questioni, e per quello riguarda la medicina in modo particolare, vanno se possibile prese con la maggiore accortezza possibile e soprattutto senza lasciarsi contagiare, appunto, dalla paura.

Mi spiego e lo farò senza addentrarmi in questioni e ragionamenti di tipo medico, dato che non ho alcuna competenza in materia. Il punto è secondo molti: di chi ci dobbiamo fidare? E più nello specifico se ci possiamo fidare delle istituzioni. Dai dati che emergono sembrerebbe in effetti che sempre più persone, se escludiamo i soliti disinteressati (che sono un numero sempre e comunque consistente), che non ritengono affidabili e diffidano delle informazioni e delle direttive che vengono loro impartite dalle istituzioni di qualsiasi specie e in qualsiasi campo e di conseguenza anche per quello che riguarda questioni relative la salute.

Si diffondono facilmente e in maniera incontrollata notizie che potrebbero essere benissimo del tutto false e infondate e che se poste con determinati toni, possono fare facilmente presa su molte persone. Con questo non mi riferisco a nessun episodio in particolare e soprattutto non metto in dubbio l’intelligenza delle persone. Ritengo che si debba prendere atto di due cose. 1. Da una parte non puoi fermare questo continuo proliferare di teorie e questo tipo di informazione oppure disinformazione. Certo, puoi sempre condannare chi ha evidentemente dichiarato il falso e fatto in questo modo anche del male alla collettività. Ma non si può impedire a prescindere la circolazione delle informazioni. Sarebbe censura. 2. Vi è una forte sfiducia nelle istituzioni e in generale comunque nel prossimo. Pensiamo sempre che tutti ci vogliano fregare e se consideriamo questa cosa, allora è evidente come il problema sia principalmente sociale e che vada risolto solo secondo questa visione più ampia e senza concentrarsi ogni volta sulla singola questione.

LA PAURA. Che fare allora? Non puoi impedire alla gente di dire quello che pensa e forse non puoi nemmeno costringere le persone a assumere determinati medicinali oppure fare determinate vaccinazioni dato che sarebbe una evidente limitazione a quelle che sono le libertà personali, conseguentemente una lesione ai cosiddetti diritti civili. Qualche cosa peraltro anche di controproducente. L’effetto boomerang sarebbe inevitabile. Ne consegue che l’unica soluzione all’atto pratico sia quella di creare nei singoli soggetti e quindi nella collettività, una maggiore mentalità sociale. Ogni individuo deve agire consapevole di essere parte integrante di una collettività e come tale chiamato ad agire all’interno di questa per se stesso ma anche e soprattutto in relazione agli altri.

Ritengo infatti che la semplice ‘buona informazione’, chiamiamola così, non basti, non possa bastare, perché io ad esempio non mi voglio considerare uno scettico, né pensare sempre che ci sia una specie di complotto in tutto quello che mi circonda e succede nel nostro paese e nel mondo. Mi rendo tuttavia conto che questo non vale per tutti e dato che ciascuno è lecitamente chiamato a comportarsi in relazione a quelle che sono le sue idee, nel rispetto ovviamente della legge e del buon senso, è evidente che quello di ‘buona informazione’ sia un concetto molto relativo e variabile di persona in persona.

Il tema centrale è quello della paura. Che, come noto, si diffonde di soggetto in soggetto in maniera virale e che funziona proprio come un virus. QUesto costituisce il tema principale e quello che va risolto solo tramite la diffusione di una maggiore cultura sociale. La paura, è evidente, costituisce qualche cosa che ti fa vedere le cose in una maniera alterata. Praticamente sarebbe e funzionerebbe come una vera e propria febbre: di conseguenza l’approccio alle cose diviene poco lucido e per forza condizionato da tutta una serie di costrizioni e inibizioni mentali, delle vere e proprie barriere che alziamo a difesa della nostra individualità come delle barriere immunitarie malate.

L’approccio razionale allora, in una situazione di crisi di qualsiasi tipo, è l’unico possibile e l’unico che può portare a una soluzione ragionevole e rispettosa il più possibile di quella che è la propria conservazione e di quelli che sono gli equilibri internazionali: gli altri.

IL DUBBIO. Resta il dubbio se ci dicano oppure no tutto quello che dobbiamo sapere. Dove questi soggetti sono spesso indefiniti e di volta in volta identificati con vari rappresentanti di quello che viene definito ‘potere’ e delle istituzioni. Io non lo so se ci sia qualcuno che dall’alto decide tutto quello che deve succedere e quindi tutto quello che facciamo. Sento tuttavia, sono consapevole che pure stando l’esistenza di limiti e impedimenti di natura oggettiva, io possiedo quello che si chiama libero arbitrio. E dato che siamo tutti uguali, so che questo vale per tutte le persone. Sei una marionetta, ne consegue, solo se vuoi essere una marionetta. Oppure se ti senti come una marionetta, perché all’atto pratico siamo quello che sentiamo di essere.

La percezione del singolo individuo per quello che riguarda se stessi e quello che succede allora è anch’essa variabile. L’influenza spagnola, oppure la ‘Grande Influenza’, uccise tra il 1918 e il 1920 decine di milioni in tutto il mondo. Si ritiene che il numero dei morti sia stato pari a circa 100.000.000. Una cifra che seppure non sia ufficiale, come potrebbe esserlo, è sicuramente impressionante e rende probabilmente la proporzione di quella che è sta la più grande epidemia nella storia dell’umanità, arrivando a generare un numero di morti superiore a quello della peste nera nel 1300.

Eppure, fateci caso, quanto l’influenza spagnola è qualche cosa che viene in qualche modo argomentato più o meno approfonditamente dai canali di informazione oppure semplicemente dai testi di scuola? Parlo del nostro paese. Secondo la Germania e l’Austria, questa fu tra le principali cause della sconfitta dei tedeschi e dell’Austria-Ungheria nella prima guerra mondiale. Vero oppure no, questa ha per forza segnato la storia non solo di quei due anni, condizionando evidentemente quelli che sono stati gli anni a seguire in un succedersi di eventi di portata drammatica, persino grottesca, che hanno poi portato agli orrori della seconda guerra mondiale.

Forse in maniera inconscia l’uomo ha voluto dimenticare questi orrori oppure forse siamo solo felici di essere sopravvissuti e giustamente. Perché non dovremmo. Non possiamo vivere del resto in un perenne stato d’allerta e alimentare la cultura del sospetto. Dobbiamo stare attenti, adottare misure preventire e salvaguardare la nostra salute, questo per quello che riguarda tutta una serie di tematiche di natura ambientale e ecologica, ma non possiamo vivere sotto una campana di vetro. Soprattutto penso che da una esperienza drammatica come l’influenza spagnola e da tutto quello che è accaduto in quegli anni, si possa trarre una lezione. Cioè che anche un evento di questo tipo non deve portare a nessuna barriera e/o forma di divisione. Qualche anno fa, ma succede periodicamente, fu la volta della SARS. La ‘Sindrome Acuta Respiratoria Grave’. Diffusasi inizialmente nel novembre 2002 nella provincia del Guangdong (Canton) in Cina, è stata questa più di tutte le altre epidemie, quella che più ha generato il timmore della possibile diffusione di un virus mortale.

In realtà nonostante tutto si riuscirono ad adottare delle misure adeguate e alla fine ad arginare il fenomeno. Il virus è considerato oggi una malattia rara, si può dire che sia stato debellato. Ma non è questo il punto. Il fatto è che dobbiamo essere consapevoli che sempre si potranno diffondere altri virus oppure epidemie, perché questo è sempre successo e succederà sempre. Ma non credo nelle teorie catastrofiche. Nel 2002 non ero ancora un cibernauta e passavo le mie notti ascoltando la radio. Mi piaceva sentire la gente parlare alla radio. Mi piace ancora oggi in verità, anche se non lo faccio più. Comunque ascoltavo praticamente di tutto e la SARS era chiaramente l’argomento ricorrente in tutte le discussioni. Numerose furono le visioni più apocalittiche possibili e anche di esponenti religiosi, che proponevano teorie quasi medioevali e che puntavano il dito anche nei confronti delle religioni orientali, colpevoli a loro dire di avere una cultura diversa nell’approccio con il mondo animale. A sentirlo parlare sembrava quasi stesse facendo un sermone contro delle pratiche e dei riti satanici, misteriosi accoppiamenti tra uomini e animali.

Tutta questa, ecco, voglio dire, è solo follia. Non ha niente a che fare con la scienza, ma neppure con la religione, che del resto dovrebbe essere una panacea, una cura per l’anima così come la medicina lo è, deve esserlo per il corpo e il nostro organismo. Non credo comunque nella possibile fine del genere umano a causa di una qualche epidemia. Il nostro organismo si evolve continuamente e nel complesso si rivela molto più miracoloso e flessibile di quello che è il nostro pensiero. Come la natura, come se fossimo ciascuno di noi un piccolo eco-sistema, una specie di micro-cosmo complesso, il nostro corpo si rinnova e alla fine ritrova in se stesso quelle forme di difesa tali da permettergli di compiere il suo percorso evolutivo. Per fortuna.

@sotomayor

Quotes.

1. – Cosa intendiamo per ‘circoscritta’?

– Applicano il protocallo adottato per la Sars. Hanno messo il complesso in quarantena e monitorizzano chi manifesta sintomi.

– Guandong è l’area più densamente popolata del mondo, e Hong Kong è un porto. Si diffonderà.

– Hong Kong ci sta mandando campioni di sangue.

– Stiamo anche esaminando campioni da Londra. Due focolai. Uno in un hotel. L’altro in un centro fitness. Cinque morti. Encefalite.

E c’è l’uomo sull’autobus a Tokyo. Tre morti in quella zona.

– Qualcuno di loro è stato in Cina o a Londra?

– Stiamo verificando.

2. – Abbiamo quarantasette casi e otto decessi alle cinque di questo pomeriggio.

– È un week-end. Queste cifre potrebbero essere basse. La gente resta a casa un paio di giorni per vedere se migliora.

– A questo punto credo si debba pensare al contagio per via aerea o per veicolazione da fomiti.

– Che vuol dire ‘fomiti’?

– Per contatto diretto con superfici biologiche immuni.

Una persona in media si tocca il viso da due a tremila volte al giorno…

– Da due a tremila volte?!

– Dalle tre alle cinque volte al minuto da svegli.

Nel frattempo tocchiamo maniglie, rubinetti, pulsanti dell’ascensore. E altre persone. Queste cose diventano ‘fomiti’.

– È una cosa che vogliamo dichiarare alla stampa? ‘Per via aerea e fomiti’?

– E l’opinione pubblica come reagirà.

– Difficile dirlo. Uno squalo di plastica in un film tiene la gente fuori dall’oceano, ma un avviso su un pacchetto di sigarette non impedisce alla gente di continuare a fumare.

– Dobbiamo informare il governatore prima di cominciare a spaventare tutti.

Non possiamo neanche dire alla gente di cosa dovrebbe aver paura per adesso. Lo abbiamo fatto con la ‘suina’ e abbiamo solo spaventato gente sana. È il più grosso week-end di shopping dell’anno.

– Credo che dovremmo considerare la chiusura delle scuole.

– Chi resta a casa con i bambini? Chi lavora nei negozi? E i dipendenti statali? Chi lavora negli ospedali?

Quando sapremo di che si tratta, che cosa lo provoca, che cosa lo cura. Cose che mantengono calma la gente…

– Ciò che dobbiamo determinare è questo: ogni persona che si ammala, quante altre persone può infettare? Allora. Per l’influenza stagionale di solito è circa una. Per il vaiolo d’altro canto sono più di tre. E prima che avessimo il vaccino, la polio si diffondeva con un tasso da quattro a sei.

Noi chiamiamo questo numero: ‘R-0’. ‘R’ sta per il tasso di riproduzione del virus.

– Hai idea di quale possa essere per questo?

– La velocità con cui si moltiplica dipende da una varietà di fattori. Il periodo di incubazione, quanto a lungo una persona è contagiosa. A volte si può essere contagiosi senza avere sintomi: dobbiamo sapere anche questo. E dobbiamo sapere quanto potrebbe essere numerosa la popolazione suscettibile al virus.

– Finora pare che siano tutti quelli con mani, bocca e naso.

– Una volta noto l’R-0 saremo in grado di gestire la portata dell’epidemia.

– Perciò è un’epidemia ora.

Un’epidemia di cosa?

3. Noi siamo qui in fondo alla fila. Ecco che cosa resta del mio villaggio.

– Sono ammalati.

– Non ancora. E cercheremo di impedirlo. Lei resta qui con noi finché non trovano una cura.

– In che modo potrò aiutarvi?

– Lei ci farà saltare la fila.

4. – Gli dica che cosa significa veramente un R-O di due, dottor Cheever! Gli insegni un po’ di matematica. No? Lo faccio io. Il primo giorno c’erano due malati e poi quattro. Poi sedici. E pensava di gestire ciò che aveva davanti. Ma poi sono diventati duecentocinquantasei. Poi sessantacinquemila. Dietro di lei. Davanti a lei. Da tutte le parti! In trenta passaggi siamo ad un miliardo di malati. In tre mesi! È un calcolo che si fa su un pezzo di carta. Ed è là che siamo diretti! Ed ecco perché non vuole neanche dirci il numero dei morti, non è vero, dottor Cheever? Però può dire ai suoi amici quando lasciare Chicago, prima che ne abbiano la possibilità gli altri.

5. – Abbiamo i risultati dell’analisi del sangue signor Krumwiede. Lei non ha mai preso il virus. Non ha anticorpi. Ha mentito.

– Certo. Questo lo dicono i suoi laboratori!

– La ‘forsythia’ è una bugia. È una bugia e lei ha fatto quattro milioni di dollari, dicendola. Vuole parlarne sul blog?

Lei sparirà signor Krumwiede Come tutti i suoi soldi.

Cavolo! Non riesco neanche a immaginare quanti le faranno causa e io ho una grande immaginazione.

E ora vuole dire alla gente di non vaccinarsi, quando è l’unica speranza che abbiamo.

Se potessi mandare in galera il suo computer, lo farei.

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