Singapore Sling – Psych Fuck (Fuzz Club Records, November 13, 2015)

Singapore Sling - Psych Fuck (Fuzz Club Records, November 13, 2015)
Singapore Sling – Psych Fuck (Fuzz Club Records, November 13, 2015)

‘Mia mamma mi ha chiamato Tomislav e mio padre era un Boksic. Dopo la prima settimana in America, sono diventato Tom Boksic. Il che ha generato Toxic, quello che sono ora.’

Sono queste le parole con cui si presenta ‘Toxic’, il protagonista di un celebre romanzo pulp dello scrittore islandese Hallgrimur Helgason pubblicato nel nostro paese nel 2010 (il titolo originale è qualche cosa tipo ’10 rao til ao haetta ao drepa folk og byria ao vaska upp’. Tomislav Boksic è un reduce croato della guerra dei Balcani che si impossessa dell’identità di un predicatore e fugge in Islanda. La storia ha tutti i contenuti tipici del genere ed è raccontata con quella ironia che serve per tratteggiare adeguatamente un personaggio di questo tipo che, cercando di farsi passare per questo tale padre Friendly, finisce inevitabilmente per entrare in contatto con quella che è la realtà della città di Reykjavik, scoprendo una specie di sottobosco, una ribellione sotto quella che è una società apparentemente moralista agli eccessi, finendo alla fine per trovare una sua dimensione.

Naturalmente parliamo solo di un romanzo, ma mi sono sempre chiesto durante la lettura se in questo piccolo microcosmo Toxic fosse, avrebbe mai potuto potenzialmente entrare in contatto con i Singapore Sling di Henrik Bjornsson, una band che considero tra quelle principali della nuova onda di musica psichedelica che continua a raccogliere proseliti e appassionati in giro per il mondo e nel caso particolare in giro per l’Europa.

I Singapore Sling del non li scopriamo oggi, così come non abbiamo bisogno di questo disco per renderci conto di una realtà, quella della musica psichedelica islandese, peraltro già nota e salita alla ribalta ancora di più dopo il boom dei Dead Skeletons di tre o quattro anni fa (band di cui tra le altre cose Bjornsson è fondatore). Una vera e propria esplosione che ha finalmente permesso a questo paese di scrollarsi di dosso quella faccia da bravi ragazzi che era stata imposta da artisti che hanno ottenuto una certa celebrità nel corso degli ultimi venti anni tipo sigur ros oppure Bjork con cui i Singapore Sling chiaramente (per fortuna) non hanno nulla a che vedere.

Concepito inizialmente come il seguito ideale di ‘Pulp Fiction or Reservoir Dogs’, il nuovo disco si intitola ‘Psych Fuck’, esce al solito perla Fuzz Club Records e come si può facilmente intuire dal titolo, vede nel complesso e se possibile un ulteriore inasprimento dei toni adoperati da questa band che si è sempre distinta per quello che definirei un approccio quasi criminale. C’è qualche cosa di piratesco infatti nel sound dei Singapore Sling: questi sono dei pirati cibernetici che si muovono in una realtà contemporanea e che riescono a descrivere perfettamente nel loro suono così come facevano a loro tempo i Suicide con la realtà newyorkese.

Verrebbe quasi da adoperare espressioni come no-wave per definire questo nuovo disco, se pensiamo a come la totale distorsione del suono diventi in alcuni casi dominante su quella che è la melodia, che comunque anche a differenze di altre episodi nella discografia della band, non passa in secondo piano. C’è un grande piano del resto che si riesce a definire sin dalla traccia di apertura, ‘Dive In’, e per tutta la durata del disco. Un caos suburbano di chitarre elettriche che marciano sulle città della vecchia Europea come delle armate durante la prima guerra mondiale, un suono che ti si infila dritto dentro le orecchie come se fosse composto di cimici elettriche impazzite, mentre udiamo in sottofondo delle voci, andirivieni di persone, volti sfocati nella nebbia, trafficare di automobili, lo stridere dei freni sull’asfalto, trasmissioni radiofoniche in filodiffusione, televisori sulle quali scorrono inutimente delle immagini, mostriciattoli, esseri deformi e privi di ogni senso che emanano gemiti nel ventre sotterraneo della città.

Come se fossero i protagonisti di un film di David Lynch oppure gli strani personaggi di un romanzo di William Burroughs i Singapore Sling attraversano idealmente questa realtà alterata e allucinata, un continente ritornato a uno stato brado, primordiale, mentre inforcano i loro occhiali da sole e a bordo di una automobile sportiva decappottabile.

In questo disco ci sono tutti i temi tipici di questa band che suona una specie di psichedelia surf mescolata a sonorità noise e oscure, un mix tra quella che sarebbe uno story-telling in perfetto stile shoegaze alla Jesus and Mary Chain mixato con elementi cyberpunk frutto della mente di William Gibson oppure Philip K. Dick. ‘Psych Fuck’ è un disco beffardo, spietato, che potete ascoltare solo sorridendo a denti stretti alla morte. La colonna sonora ideale di un romanzo pulp.

@sotomayor

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