Simon Frank – Guest House (Self-Released, March 17, 2015)

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Simon Frank – Guest House (Self-Released, March 17, 2015)

Simon Frank e suo fratello Josh (Hot & Cold) finora non hanno ottenuto tutte le attenzioni che invece meriterebbero. Del resto sono anni che questi due ragazzi costituiscono una delle realtà sotterranee tra le più interessanti nel panorama musicale internazionale. Di più, in questo caso direi che parlare ‘transnational brothers’ ci sta benissimo, dato che è praticamente impossibile collocarli geograficamente.

Di base preferibilmente a Pechino, Cina, la musica del duo è praticamente un mix di sonorità derivanti dalla no-wave e la psichedelia degli Spacemen 3 fino ad arrivare a quelli che sono elementi derivanti dalla musica blues (citano Bo Diddley tra le loro influenze) e dal boogie.

Non a caso estimatori di Dirty Beaches e quindi improntati a un certo minimalismo Suicide (‘South City’) oppure facciamo anche Vacant Lots, i due fratelli nel tempo si sono anche disimpegnati in quelle che sono state delle pubblicazioni esterne al progetto Hot & Cold.

Tra queste c’è anche questo dischetto, ‘Guest House’ (che potete benissimo scaricare anche gratuitamente da bandcamp), che Simon Frank ha pubblicato lo scorso marzo e che costituisce uno degli eventi musicali per chi scrive più interessanti tra quelli degli ultimi dodici mesi.

Imperdibile per tutti gli amanti di una certa musica elettronica improntata al minimalismo e alla sperimentazione, se dovessi fare un accostamento collocherei questo disco in mezzo tra quello che poteva essere l’approccio minimal di Bryn Jones (aka Muslimgauze) senza ovviamente entrare nel merito del sostegno a nessuna causa politica particolare e l’ultimo lavoro di Luke Haines (‘British Nuclear Bunkers’).

Registrato tra Nuova Delhi e New York nel 2013, ‘Guest House’ è praticamente la colonna sonora di una giungla metropolitana che non possiamo collocare per forza in qualche punto preciso del nostro pianeta Terra. Perché dovremmo fare una cosa del genere del resto, quando invece ascoltando questo disco ci rendiamo conto, tocchiamo con mano invece quello che definirei un melting-pot sapiente.

@sotomayor

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