Sharkmuffin – Chartreuse (State Capital / Little Dickman Records, 07/08/15)

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This album has bewitched me and, if you grant a hearing, you also can not do without it. Two girls from Brooklyn, who play a mixture of sulfur punk and garage with veins and inflections lapping territories dear to the lithe of sexy urban tribalism by ESP. A good music for the cross roads, waiting for demons who can shape-shift into unsuspecting.

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Exciting music, played by the chrome / lava guitar of Tarra Thiessen and the pressing / obsessive bass of Natalie Kirch. After many changes of drummer, that even the Clash before finding Topper Headon, for the realization of this album has been sitting behind the drums the drummer Patty Schemel from the combo Death Valley Girls, which opened a new era in the sound of this all girls trio. Music that while presenting a series of inevitable similarities, with Sleater-Kinney and Riot Grrrl groups , is different from all. There are subterranean inflections of white funk and, then, you could also talk about Bush Tetras, but it would be a mistake, because the Sharkmuffin have enough talent and originality to create harmonious, from the first album, an original sound of pure urban paranoia, but also good for wild parties at Coney Island as well could provide the background to the sailors of the Bateau Ivre, intent on chasing albatrosses which dally.

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They define their sound as “punk noisy-than-meets-psychedelic power pop” and can be a good starting point, but it’s a sound prismatic and iridescent, always different and yet similar to himself, that enters your head, moving muscles and bones. Ten beautiful songs, all potential hits.

“Foul Play” has a faux rockabilly intro and continues with a pace that take no prisoners interspersed specials bass and guitar to lower the temperature and then set off at breakneck speed.

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“Chartreuse” is pure cosmic madness, with irresistible power pop choruses buried by mountains of noise, it is like climbing an impervious mountain to the top of which has welcomed by a psychedelic garden.

However, appoint some other songs would be doing an injustice to all equally beautiful. It’s a sound experiences that depart from the lesson old school punk to reach a mutant creature of rare beauty.

Schoolboy Johnny Duhamel

ITALIAN VERSION

Questo disco mi ha stregato e, se gli concederete un ascolto, anche voi non ne potrete più fare a meno. Sono due ragazze di Brooklyn, che suonano una sulfurea mistura di punk, con venature garage ed inflessioni che lambiscono territori cari al flessuoso e sexy tribalismo urbano di ESP. Una musica buona per i cross road in attesa di demoni che possono assumere sembianze insospettabili.

Musica entusiasmante, suonata dalla chitarra al cromo lavico di Tarra Thiessen e dal basso incalzante / ossessivo di Natalie Kirch. Dopo numerosissimi cambi di batterista, che nemmeno i Clash prima di trovare Topper Headon, per la realizzazione di quest’album si è seduta dietro i tamburi la batterista dei Death Valley Girls Patty Schemel, che ha aperto una nuova era nel suono di questo all girls trio. Una musica che pur presentando una serie d’inevitabili assonanze con Sleater-Kinney e gruppi Riot Grrrl è diversa da tutte. Esistono sotterrane inflessioni white funk ed allora si potrebbe anche parlare di Bush Tetras, ma sarebbe un errore, perché le Sharkmuffin hanno talento ed originalità sufficiente per addivenire, fin dal primo disco, ad un suono originale di pura paranoia urbana, ma anche buono per parties sfrenati a Coney Island, come pure potrebbe fornire il sottofondo ai marinai del Bateau Ivre, intenti a rincorrere albatros con cui trastullarsi.

Loro definiscono il proprio suono “punk rumoroso-che-incontra-power pop psichedelico” e può essere una buona base di partenza, ma è un suono prismatico e cangiante, sempre diverso eppur simile a se stesso, che ti entra in testa, muovendoti muscoli ed ossa. Dieci belle canzoni, tutte potenziali hits.

“Foul Play” ha un intro finto rockabilly e continua con un ritmo che non fa prigionieri inframmezzato da specials di basso e chitarra ad abbassare la temperatura per poi ripartire a rotta di collo.

“Chartreuse” è puro delirio cosmico, con cori power pop irresistibili seppelliti da montagne di rumore, è la scalata di una montagna impervia alla sommità della quale si è accolti nel paradiso psichedelico.

Comunque, nominare alcune canzoni sarebbe far torto alle altre tutte altrettanto belle. Esperienze sonore che partono dalla lezione old school punk per addivenire ad una creatura mutante di rara bellezza.

Schoolboy Jonny Duhamel

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