Seasick Steve – Sonic Soul Surfer (Caroline International, March 23, 2015)

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Seasick Steve – Sonic Soul Surfer (Caroline International, March 23, 2015)

Alla fine a uno come Seasick Steve gli vuoi bene per forza e un suo disco lo ascolti e cerchi di fartelo piacere sempre, anche se in effetti non ti dice nulla di nuovo e non ci trovi nessuno spunto particolare.

Francamente non penso che il buon vecchio Steve abbia perso l’ispirazione. Cazzate. Uno come lui non ha sicuramente bisogno di una qualche specie di ritiro spirituale per mettersi a scrivere delle canzoni. La musica di Seasick Steve, quella degli hobo, è anzi qualche cosa di non scritto e che si tramanda invece oralmente lungo le strade delle nostre grandi città, blues metropolitani che riprendono una tradizione antica come quella delle popolazioni nomadi e che in quanto tale precede l’invenzione dell’alfabeto e pure quelli che furono i primi graffiti preistorici risalenti all’età della pietra.

Anche in questo caso, Steve ci propone i suoi soliti giochetti tipici. ‘Bring It On’, ‘Swamp Dog’ sono gli episodi meglio riusciti, dei classici street-blues tipici del suo repertorio. Il resto sono sperimentazioni comunque già note e che sconfinano nel patrimonio blues della tradizione americana e in altri generi tipo il boogie e il soul, il rock and roll più tradizionale (‘Dog Gonna Play’).

Ho letto recensioni entusiaste e ho fatto un po’ di difficoltà a capire. Seasick Steve qui mi sembra meno scatenato che nelle altre sue pubblicazioni discografiche, forse persino stanco. Possibile che la critica si sia accorta di lui quando lui invece si è già stancato di entrare in una sala di registrazione. Che sicuramente non è la dimensione a lui congeniale, quella adatta a questo tipo di musica che è fatta a uso e consumo di quelli che sono spiriti liberi. Personaggi che la gente è abituata a guardare con quel fascino disincantato che avrebbe potuto avere un intellettuale come Fabrizio De André e la cui particolarità invece sta proprio nell’essere delle anime urbane solitarie proprio come potrei esserlo io oppure tu che mi stai leggendo in questo momento. Secondo me questo non è un gran disco, lo definirei dimenticabile e privo di una qualche ratio e/o comunque forza particolare tale da dare un qualche significato all’insieme, ma va bene così. Non importa, non me ne frega niente Steve, resti un grande comunque e del resto della bontà di questo lavoro sono convinto che non importi granché neppure a te.

@sotomayor

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