Rudy Rucker – Wetware, 1988

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Urania n. 1.623, ottobre 2015. Immagine di copertina di Franco Brambilla.

L’AUTORE. Sono così tanti i temi e i punti di interesse che derivano dalla lettura di questo romanzo di Rudy Rucker che non saprei proprio da dove cominciare.

Cercando di mettere ordine nei miei pensieri, comincio proprio da lui, cioè dall’autore. Rudolf von Bitter Rucker, nato a Louisville, Kentucky, il 22 marzo 1946, è considerato uno dei fondatori del movimento cyberpunk. Egli è tuttavia molto più che uno scrittore di fantascienza. Intellettuale eclettico e matematico, figlio di un ministro del culto episcopale e discendente in linea diretta del grande filosofo tedesco Hegel, Rucker insegna presso la San José State University in California e si occupa di progettazione di software a Silicon Valley, ricercando specialmente nel campo dell’intelligenza artificiale e di automi cellulari.

Legato anche al mondo del rock, Rudy ha fatto parte di una band punk assieme al compositore Roy Wheldon. I Dead Pigs. Negli anni novanta (1995) hanno anche inciso un disco, intitolato ‘Like a Passing River’.

Tutti questi dati e informazioni più che note semplicemente biografiche, vogliono costituire una descrizione dell’autore che non è affatto secondaria relativamente quella che è la materia trattata dall’opera proposta.

Più che autore di romanzi di ambientazioni cyberpunk o tipicamente pulp, Rudy Rucker, come da quarta di copertina della pubblicazione Urania, è autore e scrittore ‘eterodosso’. Che alla pubblicazione di testi fantascientifici accompagna una attività, anche scrittoria, nel campo della speculazione scientifica. Così che, ne consegue, i contenuti di ‘Wetware’ non sono affatto banali e/o trattati in modo sommario e sufficiente per quello che riguarda l’aspetto scientifico. Oltre che quello ‘fanta’ e che mira più chiaramente a delineare una trama avvincente e che affascini il lettore sin dalle prime battute.

I BOPPER. Chi sono i bopper? L’interesse dell’autore nel campo della progettazione dei software e dell’intelligenza artificiale trova una sua immediata e diretta corrispondenza in questi robot, caratterizzati da una intelligenza particolare e che, costruiti dal loro creatore, il progettista Cobb Anderson, all’insegna di una moderna ingegneria che li vuole in continua evoluzione, hanno nel tempo acquistato una propria autonomia e indipendenza dal genere umano, superando quelle che sono le tradizionali leggi della robotica a suo tempo proposte da uno dei padri del genere fantascientifico, cioè Isaac Asimov.

I fatti si svolgono metà e metà sul pianeta Terra e più in particolare presso la città di Louisville in Kentucky, Usa; sulla Luna. L’anno è il 2030 e il satellite è stato colonizzato largamente dagli esseri umani nei decenni precedenti mediante il massiccio apporto dei bopper che, dopo essersi sottratti al controllo dei loro creatori, se ne erano impossessati. Riconquistato il satellite a partire dal 2022, sulla Luna esistono due città. La prima è Einstein, conosciuta anche come il Disco, una cupola piena di umani dalle dimensioni della odierna Manhattan. La seconda è il Nido, la città sotterranea dei Bopper.

Le due città, in aperto scontro tra di loro, sono tuttavia caratterizzate da un rapporto simbiotico e di interdipendenza. Tutte e due le parti in causa, gli umani e i bopper, per diverse ragioni sono costrette a servirsi gli uni degli altri e se i primi vogliono sottomettere i robot e riconsegnarli al loro ruolo originario di ‘servi’ dell’umanità, i bopper vogliono invece la totale indipendenza. Tra questi vi è inoltre una scissione tra chi vuole raggiungere la supremazia e il controllo degli esseri umani e vuole conquistare il pianeta Terra, visto come una meta idilliaca e quasi irraggiungibile; chi invece vuole vivere in comunione con gli esseri umani e pretende solo il (giusto) riconoscimento della propria esistenza e intelligenza. Una intelligenza che oramai ha ben poco di artificiale. Macchine in continua evoluzione, i bopper sono oramai capaci di autorigenerarsi e in un certo qual modo anche di riprodursi. Organizzati secondo un loro vero e proprio sistema sociale, conducono un’esistenza indipendente e in qualche modo prossima a quella degli esseri umani. Essi vivono, amano, si riproducono. Sono anche soggetti a quegli stessi vizi tipicamente umani e di cui invece si credono in qualche modo esenti. Come se fossero invece creature superiori e libere da ogni pregiudizio e forma mentale.

IL MERGE. Data la vicinanza e la continua crescita sia in termini di potenza tecnologica vera e propria che di consapevolezza dei bopper, lo scontro è inevitabile.

Vi è una commistione tra le due società che si incontrano pure malvolentieri per concludere affari di natura commerciale e in una modalità più o meno clandestina. Uno di questi ‘scambi’ è alle origini di quella che è la più moderna scoperta tecnologica dei bopper e quella che costituirà per loro una chiave di volta, un vero e proprio grimaldello per accedere al pianeta Terra e nel seno della società degli umani cercando di sconvolgerne gli equilibri di per sé già precari come potrebbero, come sono, scrivo casualmente all’indomani dei fatti di Parigi del 13 novembre 2015, precari gli equilibri della nostra società contemporanea.

Prima però ecco l’elemento ‘pulp’, quello che emerge sin dalle prime pagine del romanzo. Uno dei protagonisti delle vicende è un tipico investigatore privato. Il suo nome è Stahn Mooney. Precedentemente, nella sua vita precedente e prima di viaggiare alla volta di Einstein sulla Luna, era conosciuto come Sta-Hi. Era stato lui precedentemente sulla vecchia Terra a togliere la vita a Cobb Anderson nella sua materializzazione come Mr Frostee, il cervello di un grande bopper che viveva all’interno di autofrigo e che aveva il compito di custodirne il pensiero dopo la sua morte. Era stato lui, ancora, a togliere la vita alla sua stessa moglie, Wendy, mentre era sotto l’effetto di droghe: sparava alle mosche con il lanciaaghi. ‘Un incidente. Aveva venduto il corpo ai trafficanti di organi e si era trasferito sulla Luna prima che quei bastardi dei Gimmie lo deportassero.’

Sta-Hi non è esattamente un eroe. È invece un vile e una figura che dopo il decesso della moglie, non ha più nessuno scrupolo e vive come tutti i ‘culi privati’ della letteratura hard-boiled da Raymond Chandler e Spillane oppure il Sam Spade di Hammett (tutti eroi di cui comunque non possiede lo spessore morale e la carica spirituale, neppure il coraggio e l’etica), alla giornata, cercando di sbarcare il lunario e arraggiandosi in un contesto peraltro difficile e border-line come quello della città lunare di Einstein. A rendere la sua figura ancora più caratteristica e estrema, vi è la dipendenza dal consumo di droghe. Un vecchio vizio cui Mooney non riesce evidentemente a liberarsi. Così finisce sotto gli effetti la dipendenza del ‘merge’.

Cos’è il merge? ‘Molto sintetico e molto illegale’, l’assunzione del merge, in pratica: una droga sintetica, creata in laboratorio, comporta una fusione dei tessuti e delle pareti cellulari dei soggetti di chi lo consuma. I consumatori del merge provano appagamento sessuale nell’assumere la droga, ne consegue che questa venga solitamente assunta in compagnia allo scopo di provare esperienze sensoriali estreme e evidentemente particolarmente gratificanti.

Proprio il merge costituirà l’elemento base e centrale del piano dei bopper. Questi, già  in grado di creare i ‘meatbop’ oppure carne-e-ossa, esseri umani controllati da dei veri e propri software, che definiscono schiavi, sognano di assumere le caratteristiche tipiche del genere umano e di avere un corpo di carne vera e propria. È così che mediante l’apporto del merge provvedono a fecondare degli uteri di donne umane e in questo modo a avere accesso al pianeta Terra e la società degli uomini.

MANCHILE. Il risultato ultimo dei tentativi dei bopper è Manchile. Manchile è un uomo figlio dei bopper. Nato dal ventre di una donna umana, Della Tanze, peraltro diretta discendente di Cobb Anderson e assistente personale di Max Yukawa, scienziato pazzo e creatore del merge, Manchile cresce in seno alla madre e compie il ciclo evolutivo che a un feto normale richiede nove mesi, nel giro di soli sette giorni. Viene alla luce e da subito manifesta delle capacità che vanno al di là di quelle di un normale essere umano. Particolarmente famelico e vorace, cresce a vista d’occhio giorno dopo giorno e così le sue facoltà cognitive, immediatamente sviluppate e subito dopo pari se non superiori a quelle di un qualsiasi altro uomo.

Manchile è bello come un Dio. Dotato di una intelligenza soprannaturale, è affabile e affascinante come un divo di Hollywood e dopo poco entra a fare parte del bel mondo. Manchile è umano e allo stesso tempo bopper. È fatto di carne, ma il suo software proviene direttamente dalla Luna. Unione ideale di due razze diverse e in contrasto tra di loro, la sua ultima finalità è quella di mette alla luce una sua successione e quella di spargere oltre che il suo seme, anche il suo verbo. ‘ Io e i miei meatbop del nono giorno possiamo dare facilmente vita a una generazione ogni mese, dieci bambini a testa, il che significa dieci bambini alla nona in nove mesi, e dieci alla nona è un miliardo, e nove mesi da ora sarà ottobre, il che significa un miliardo di noi pronti per l’autunno.’

Che cosa vuole Manchile? Cerca egli la supremazia dei bopper sul genere umano. Apparentemente no. La sua figura è ambigua, così come il suo comportamento. Unico esemplare della sua specie e destinato a una vita breve, Manchile appare chiaramente pazzo. Egli è un profeta allucinato e crea una propria religione e culto apparendo in macro-diffusione sui cosiddetti ‘visori’ in tutte le case degli abitanti del pianeta Terra. Manchile parla di fratellanza e di amore tra tutte le creature di Dio e tra queste anche gli umani e i bopper.

La sua manifestazione scatena una vera e propria caccia all’uomo, i cui destinatari sono Manchile e tutti i suoi eredi. Una caccia e un atteggiamento di ostilità da parte degli uomini che si accentuerà, salvo rare e estremiste eccezioni, frange di appartenenti a quello che è il nuovo credo religioso diffuso da Manchile, dopo manifestazioni di atteggiamenti da parte dei suoi eredi incongruenti con quelle che sono le abitudini degli esseri umani. Cannibalismo.

Inevitabile per quanto mi riguarda un parallelo tra Manchile e i contenuti di questo romanzo e in particolare quelli che riguardano il suo rapporto con gli abitanti del pianeta Terra e un classico della fantascienza, cioè ‘Straniero in terra straniera’ oppure ‘Stranger in Strange Land’ del grande Robert A. Heinlein (1961), che del resto è uno dei testi più influenti del genere. Sia Manchile che Michaeal Valentine Smith, il figlio orfano di due astronauti e allevato su Marte dai marziani, compiono un vero e proprio ritorno alla Terra dove entrambi in virtù del proprio fascino che appare superiore, quasi immortale, ma pure della loro stessa evidente fragilità (correlata alla loro unicità), esercitano un fascino magnetico sulla popolazione del pianeta. Il loro impatto, il loro scontro diventa allora una specie di incontro. Essi sono come dei profeti e portatori di un nuovo verbo in un mondo immorale e alla deriva e alla ricerca di una nuova verità e di una nuova via verso un equilibrio diverso e un modo migliore di amare in tutti i sensi possibili.

WETWARE, OGGI, NOVEMBRE 2015. Parlare di umanità all’indomani di quello che è successo a Parigi nella giornata di ieri e per un appartenente al cosiddetto mondo occidentale, potrebbe a questo punto apparire persino doveroso.

Premesso che personalmente ritengo che ciascuno abbia da dire, debba dire giustamente quello che pensas, quelle che sono le sue considerazioni sui fatti che ci circondano. Su quello che succede ogni giorno. Siano questi dei pensieri banali, la semplice espressione di una propria sensazione individuale o solo il manifesto del proprio sgomento, qualunque repressione di una propria volontà espressiva costituisce per quello che mi riguarda un grosso, gigantesco fallimento per tutta la specie. Inevitabile altresì che questa costituisca anche una occasione per poter dare adito a tutte quelle che sono una serie di considerazioni e atteggiamenti di tipo negativo. Del resto, lo dice stesso la parola, lo scopo ultimo e anzi unico del terrorismo, è la paura. Terrorismo vuole essere terrore e i sentimenti che ne conseguono sono per forza altrettanto negativi. Questo vuole una reazione e che deve essere violenta e in un susseguirsi di scontri che inevitabilmente non porteranno e non possono portare a una fine.

Lo sviluppo della trama di ‘Wetware’ di Rudy Rucker è forse meno interessante e appassionante delle varie tematiche che il romanzo dello scrittore del Kentucky ci propone (sebbene, beninteso, la trama sia avvincente e bene scritta con una serie di intrecci intelligenti e una adeguata trattazione di tutti i personaggi in gioco). Wetware ci invita invece a una riflessione più ampia e che riguarda quelli che sono i due aspetti tipici dell’essere umano. Cioè la sua esistenza come singolo e quella più ampia e significativa riguardante il ruolo del singolo all’interno della società.

I personaggi che vengono proposti dal romanzo, siano questi l’investigatore Sta-Hi, il progettista Cobb Anderson, lo scienziato pazzo Yukawa, il giovane tecnico informato Willy, Della Tanze e i suoi genitori che fanno uso di marijuana, il tossico-dipendente Whitey Midol, i bopper e i carne-e-ossa, persino il bello e sorridente ‘come Robert Redford’ Manchile, tutti questi ci appaiono e ci vengono ritratti come dei personaggi negativi. Sono tutti soggetti alle prese con le loro miserie e che si muovono in un universo di confine dove si avverte un forte scollamento e fine della etica e di ogni senso di vita comune tra tutti gli esseri viventi. I bopper in questo contesto sono più che dei robot intelligenti, ma un pretesto, un simbolo di un contrasto che non ha contenuti sociali e/o economici né tantomeno culturali. La città di Einstein come quella di Parigi sono il punto di incontro di persone e soggetti appartenenti solo apparentemente a razze diverse. Dove il concetto di razza significa esclusivamente ‘barriera’ e limite alle interazioni con il sacrificio sull’altare della paura e dello scontro della possibile ricchezza che ne possa conseguire. In una situazione di questo tipo, la bio-genetica e la fecondazione di un utero da parte di un robot che si ribella all’uomo, appaiono – questi – l’ultimo degli orrori possibili.

@sotomayor

Quotes.

1. In un vasto recinto sul retro del laboratorio, stava aggomitolata una cosa fradicia e zoppicante, un amalgama di penne e artigli. Chitina, uomo e pelle umana e la testa aveva a) lunghe antennne, b) un becco, c) un insieme di mandibole cadenti, puntini puntini , e z)branchie. Branchie sulla Luna.

– Lei è pazzo, Yukawa. È completamente fuori di testa.

2. Nel 2030 sulla Luna c’erano due città: Einstein – precedentemente conosciuta come il Disco – e il Nido. Si trovavano a una dozzina di chilometri di distanza l’una dall’altra sul lembo sud-est del mare dell Tranquillità, non lontano dal luogo del primo atterraggio lunare del 1969. In origine costruita dai robot autonomi conosciuti come bopper, Einstein era oramai una cupola piena di umani circa delle dimensioni di Manhattan. C’erano uno spazioporto e un centro commerciale a cuola a cinque chilometri a est di Einstein, e a otto chilometri a est di ess si trovava il cratere Maskeleyne G., ingresso alla città sotterranea dei bopper conosciuta come il Nido.

A forma di tazza e lucidata come uno specchio, Maskeleyne G. splendeva sotto le intense radiazioni solari. Al centro del cratere lucente c’era un prisma conico che, quattordici giorni al mese, alimentava il pozzo da miniera con un enorme fascio di luce.

Nel grande tunnel verticale del pozzo, esseri luminosi dardeggiavano attraverso la luce calda; macchine viventi dalla forma bizzarra che scintillavano di tutti i colori dell’arcobaleno. Erano i bopper: robot autoriproducenti che non obbedivano all’uomo. Alcuni avevano un aspetto umanoide, altri sembravano ragni, altri serpenti, altri ancora pipistrelli. Tutti erano ricoperti da una membrana cangiante, un componente in imipolex microcablato che era in grado di assorbire ed emettere luce.

3. – Cerchiamo di creare la vita ed essa nasce morta – disse Emul. La sua membrana cangiante era diventata di un triste blu-grigio. – Non mi rimane altro che il dreak e il lavoro. Un cervello più grade, un niente più grande. Sono uno stupido, Berenice, ma tu hai davvero perso la testa con tutto quel parlare di procurarsi un corpo di carne. Gli umani puzzano. Io li prendo a calci, i miei carne-e-ossa, Ken Doll e Rainbow e Berdoo, i miei schiavi a controllo remoto con le prese nel cervello. Potrei governare l’intera Terra, se avessi le attrezzature giuste. La carne non sta da nessuna parte, Berenice, è ronzante melma verdognola che marcisce in grumi frattali di informazioni. Quando Oozer e io avremo il nostro extraflop, potremo collegare una città piena di umani e governarli. Tu vuoi essere umana? Mi scoperò il tuo cubo, B., aspetta e vedrai. Addio.

4. – Voglio parlare a tutti voi di amore e fratellanza. Voglio parlare della fede e dell’accettazione di tutte le creature di Dio: uomo e donna, bianco e nero, umano e bopper. Amici, Dio stesso mi ha inviato quaggiù per darvi uno speciale insegnamento. Dio mi ha mandato per portare la pace.

‘So bene che a molti di voi i bopper non vanno a genio. E perché? Perché non avete mai conosciuto uno di loro. Nulla alimenta il pregiudizio più dell’ignoranza. Mentre crescevo nella fattoria i bambini bianchi giocavano con quelli neri e abbiamo imparato la reciproca tolleranza. E i messicani? Al diavolo, lo sapevamo che i messicani guidano alla sudamericana.’

Manchile fece una pausa per esibire un sorriso equivoco a beneficio degli spettatori che condividevano questo sentimento.

– O almeno era quello che pensavamo di sapere, mentre in realtà non sapevamo niente! Quand’ero in marina, ero di servizio giù a San Diego, e m’è capitato di conoscere un mucchio di messicani. Sono gente perbene! Sono proprio come noi! Così potevo dire che i neri sono buoni e i messicani pure, ma ero certo che i giapponesi fossero sporchi e boriosi e si fottessero i soldi.

Manchile sogghignò e scosse la testa. Nel guardare lo spettacolo Willy faticava a far quadrare quel semplice predicatore di campagna con il fighetto montato che aveva appena pisciato sul signor Piggot. Il viso di Suesue cascava per la sorpresa. L’ultima cosa che si aspettava da Manchile era un sermoncino. Li stava di certo prendendo tutti in giro… ma quando avrebbe scoperto il gioco?

– Per questo non avevo mai rivolto parola a nessuno di loro. Fino a che la settimana dopo la rotta della nostra nave andammo a Okinawa e così mi ritrovai in mezzo agli orientali. E non ho bisogno di dirvi cosa scoprii, vero? È brava gente. Sono davvero brava gente.

Un altro dei suoi sorrisi alla Robert Redford.

– I bopper sono diversi, pensate voi. Ma sono davvero così diversi? In tutti i popoli che ho conosciuto  ho trovato solo una caratteristica comune: vogliono il meglio per i propri figli. E questo è chiaro, è ciò che mantiene viva la razza, la preoccupazione per i propri piccoli. E i bopper non fanno differenza! Si riproducono, sapete, e proprio come voi volete che vostro figlio faccia buoni studi, così un bopper vuole un nuovo processore di qualità per suo figlio.

‘E va bene, pensate voi, ma i bopper sono macchine che abbiamo fatto noi. Dio ha fatto noi e ci ha dato l’anima e poi noi abbiamo fatto i bopper. Be’, sono qui per dire a voi qualcosa. VI SBAGLIATE!!! La gente ha fatto i bopper ma sno le scimmie che hanno fatto la gente, se proprio vogliamo dire la verità fino in fondo. E adesso, proprio ora, Dio ha dato ai bopper un nuovo dono. I BOPPER POSSONO PROCREARE!!! I BOPPER HANNO CREATO ME!!! IDIO HA MOSTRATO LORO COME ME!!! Non esiste più nessuna differenza tra la gente e i bopper. NON PIÙ!!! DIO VUOLE CHE LE COSE STIANO COSÌ!!!’

Manchile aveva alzato il tono di voce fino a farlo diventare un urlo.

– MIO DIO, DAI LORO UN SEGNO!!!

Qualcuno della troupe gridò proprio in quel momento indicanto verso l’alto. Sulla terrazza tutti alzarono gli occhi al cielo. Accompagnate da una musica soave, stavano scendendo due sagome con lunghe vesti bianche. Si fermarono con leggerezza sospesi alle spalle di Manchile. Uno dei due era un uomo dalle fattezze rosee e linde mentre l’altra era una donna prosperosa dalla pelle bronzea. Indirizzarono a Manchile un sorriso serafico e le loro labbra vibrarono in una canzone celestiale.

– Gli angeli del cielo sono con me – disse Manchile. – Dio mi è testimone che diffondo i Suoi insegnamenti… I bopper non sono vostri schiavi né vostri nemici. I bopper sono parte i voi! Siamo venuti sulla Terra e voi ci dovete dare il benvenuto! Dio vuole che accogliate i poveri disprezzati bopper nei vostri cuori, e nelle vostre menti, e nei vostri geni, è così gente!

I due angeli erano scesi e avevano sollevato Manchile afferrandolo sotto le ascelle.

– Non sono venuto solo per liberare i BOPPER – gridò – Sono venuto a liberare il NERO e il POVERO e la DONNA e coloro che NON SONO ACCETTI. Venite stanotte al raduno al luna park. Venite per diventare parte del VERBO DI MANCHILE!!!

– TAGLIA! – Urlò Suesue. Aveva la faccia tirata e piena di rabbia. – Spegni quelle maledette telecamere.

Ma ormai Manchile aveva finito. Salì in cielo con un ultimo sorriso annichilente, come sulle ali di un angelo.

5. C’era un uomo vicino a un falò di vecchi pneumatici. Bubba lo osservò rimanendo nell’ombra e si chiese cosa fare. L’uomo aveva un mucchio di visori accesi, ognuno sintonizzato su un canale diverso. Era fasciato in strati di cenci. Bubba riuscita a vedere che era piuttosto grasso. Si accovacciò a fissare l’uomo, con l’acquolina in bocca. Andò a tentoni accanto a lui e la sua mano si chiuse su una pesante sbarra di metallo. Era tempo di mangiare.

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