Natural Information Society & Bitchin Bajas – Automaginary (Drag City, August 28, 2015)

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Natural Information Society & Bitchin Bajas – Automaginary (Drag City, August 28, 2015)

Uscita imperdibile per tutti gli amanti di musica cosmica e sperimentale.

‘Autoimaginary’ (Drag City Records) è il risultato della collaborazione tra Natural Information Society, collettivo mutevole guidato dal bassista Joshua Abrams, e una delle band più sperimentali nel panorama del revival kraut-rock odierno, cioè i Bitchin Bajas di Chicago, Illinois, reduce tra le altre cose dalla pubblicazione di un EP, intitolato ‘Transporteur’, uscito in maggio su etichetta Hands in the Dark.

Se vogliamo trovare un concept a questo lavoro, questo sta nella spaccatura da parte di questo ensemble di ogni schema nelle differenti scale armoniche e composizioni melodiche e allo stesso tempo nella sperimentazione più estrema nel patrimonio della musica folk americana a partire dalle sue origini più ancestrali.

Nell’incontro tra questi musicisti, Joshua Abrams apporta al patrimonio genetico dei Bitchin Bajas, fatto di groove energici e un utilizzo cosmico dei synth, le sue capacità di musicista istrionico e dotato allo stesso tempo sia di tecnica che di inventiva. Figura di rielievo negli ambienti della musica jazz e nella comunità sperimentale della città di Chicago, Abrams si destreggia in questo lavoro nell’utilizzo di uno strumento particolare, un liuto nordafricano a tre corde chiamato ‘guimbrì’ oppure ‘sintir’, tipico della tradizione musicale dei popoli Gnawa che nella lingua berbera indica quel gruppo etnico discendente dagli antichi schiavi provenienti dai paesi dell’Africa subsahariana.

Lungi dall’essere un lavoro che richiama tradizionalismi oppure revival di natura folkloristica e che potrebbero fare parlare di ‘world music’ oppure addirittura di musica etnica, il sound di questo disco è impregnato di spiritualità e spinto da forze ancestrali in quello che è il tempo futuro. Si va dal groove tribale di ‘Anemometer’ e ‘Sign Spinners’ a esperienze più evocative come ‘Tricks Me My Mind’. ‘Automaginary’ affonda a piene mani nel patrimonio storico della tradizione kraut mixata a sonorità ambient. Il pezzo forte del disco tuttavia è chiaramente la traccia di apertura, ‘On No Fade’, venti minuti di musica che costituiscono il sottofondo di una specie di seduta meditativa e nella quale l’ascoltatore perde ogni contatto con la realtà infetta che lo circonda e viene avvolto in uno stato di trance esoterica. In definitiva più che l’incontro tra due culture differenti e lontane più sul piano generazionale che geografico, ‘Automaginary’ è una commistione, un impasto temporale, una messa in scena e rappresentazione spettacolare di un grande ‘unicum’.

@sotomayor

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