Mystic Braves – Days of Yesteryear (Lolipop Records, 06/11/2015)

mistyc coverMystic Braves – Days of Yesteryear (Lolipop Records)

Dall’immagine di copertina è piuttosto evidente l’anelito dei Mystic Braves a vivere nel periodo aureo compreso tra il 1965 e 1968, ma, purtroppo per loro, non è più tempo di fughe dalla realtà, com’erano possibili negli anni che furono, anni in cui ci si poteva convincere di galleggiare in un mondo passato immaginato se non mitizzato.

La musica rock ha assunto connotati di classicità tali per cui non è più possibile stabilire al suo interno un prima ed un dopo e di futuro neanche parlarne. Tutto è “prima” e tutto è “dopo” a seconda dalla prospettiva dalla quale si osserva il “ora”. Tutto è congelato ed un disco che aspira alla beatitudine psichedelica come questo deve essere, necessariamente, paragonato ai campioni del passato (presente) come Byrds, Three O’Clock ed Electric Prunes, come pure alla indimenticabile / indimenticata avventura Paisley Underground.

12187803_897891996926431_4668210694146485005_nIl bello è che i Mistyc Braves non temono confronti e addirittura rischiano di sbaragliare il campo.

Qui non si parla d’influenze o chi è arrivato prima a certe conclusioni per ragioni anagrafiche, qui si parla di chitarre adorabilmente jingle jangle, con corde immerse nell’argento vivo, di un organo Farfisa, à la Chris Cacavas, che fornisce un magnifico ed incessante tappeto sonico sul quale gli altri strumenti sono liberi di sorreggere le proprie evoluzioni in libertà ed hanno un tiro che nemmeno i primi Inspiral Carpets usciti dall’infuocata Madchester.

mysticbraves-2014La band ha realizzato quest’album con l’ausilio di Rob Campanella, tastierista di Brian Jonestown Massacre e noto anche per fornire I propri servigi a Beachwood Sparks e Dead Meadow ed il processo creativo ha seguito il solito il metodo, che loro chiamano “involucro” e che consiste nel registrare tutte le piste dal vivo, per poi sovra incidere le voci in un secondo momento. Nelle intenzioni il disco avrebbe dovuto essere il primo tentativo di elaborare il suono di partenza, grintoso e magnificamente lo-fi, in qualcosa di più riflessivo e levigato, quasi a voler certificare la raggiunta maturità, ma qualcosa deve essere andato storto, perché questo è ancora il loro suono caratteristico ed urgente, con voci eteree e cristalline e chitarre che si rincorrono in accordi aperti e concentrici.

11219696_900731283309169_5861250148785440128_nSono dieci gemme di musica irresistibile da ascoltare tutte d’un fiato. Nominarne alcune sarebbe far torto alle altre. Il disco va considerato nella sua interezza di urgente bellezza, simile al monolite lanciato dal primate all’inizio di 2001, A Space Odyssey.

Uno scalare le montagne con un irrisolto dramma melodico. Possiamo tranquillamente ammettere che disco sarebbe potuto essere definito compiutamente con una unica parola: MERAVIGLIA.

Schoolboy Johnny Duhamel

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