Muhammad Ali è tornato a casa.

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Alla fine ti sei liberato delle spoglie umane da troppo tempo inadeguate alla tua grandezza. Il migliore è morto, ma non sarà mai dimenticato. Il mio pugile preferito è Sugar Ray Leonard, perché danzava come Nijinsky ed aveva nelle mani tutte le note suonate da Miles Davis e quando faceva roteare le braccia, prima di assestare un uppercut, sembrava Pete Townshend. Tuttavia non sarebbe esistito senza di te.

Cassius Marcellus Clay, un nome da schiavo, ma adatto alla Città Eterna, dove hai quasi rischiato di non andare per colpa della paura di volare. Hai tentennato fino all’ultimo e poi hai comprato un bel paracadute militare ed hai fatto il volo fino a Roma con quello stretto contro il petto.

Non ti conosceva nessuno, ma immancabilmente quando qualcuno ti intervistava, tu sempre esordivi: “Sono Cassius Clay e diventerò il più grande pugile di tutti i tempi”. Falso! Sei andato ben oltre, intrappolato tra mito e leggenda. Sei stato un rivoluzionario, hai cambiato boxe. Non si era mai visto un omone danzare leggiadro sul ring. E già ti chiamavano il fanfarone di Louisville, perché eri proprio un bel tipo.

Medaglia d’oro a Roma, le ultime vere Olimpiadi, prima di quella macelleria priva di anima, quasi un centro commerciale dello sport, che sono divenanti ora i Giochi. Quelle con lo spirito di Achille che indice i giochi in onore di Patroclo, mettendo in palio gran parte dei suoi bottini di guerra, senza partecipare a nessuna competizione per evitare di vincerle tutte.

cassius beOlimpiade da leggenda, con Livio Berruti che ruba i sandali a Mercurio e vince i 200 metri, stracciando i fenomeni americani e gli Dei nemmeno si incazzano, ma gli fanno avere una storia con la Rudolph, la bellissima gazzella nera che aveva vinto i 100 metri. Abebe Bikila che, nel paesaggio più bello del mondo, vince la maratona correndo a piedi nudi tra il Colosseo, i Fori Imperiali ed i sampietrini.

Poi sei passato giovanissimo al professionismo e subito il combattimento col picchiatore Sonny Liston. Nella conferenza stampa della vigilia non hai smesso di urlare, nemmeno per un istante, che uno brutto come Liston non poteva essere campione del mondo e puntualmente lo hai detronizzato il giorno seguente.

cassius be2Hai cambiato il mondo col rifiuto di andare a combattere, che tu nemmeno li sconoscevi questi vietnamiti, che non ti avevano fatto nulla. Renitente alla leva, quattro anni senza combattere, ma la tua battaglia a favore dell’obiezione di coscienza ti ha reso  un eroe contro culturale. La conversione all’Islam, Malcom X, il tuo nome islamico e blah, blah, blah. La medaglia d’oro olimpica gettata nel fiume Ohio.

Sei tornato hai battuto Frazier, hai perso da Frazier, hai battuto Frazier. Rumble in the jungle dove per tutto il popolo dello Zaire esisteva solo un fratello nero.

Poi, ad un tratto, simile ad Icaro, forse la tua spavalderia ti ha portato, forse, troppo vicino al sole e gli dei ti hanno punito con quella maledetta malattia. Lo strazio nel vederti tremante, a fatica, infuocare il tripode di Atlanta dove, paradossalmente, sei apparso ancora più forte di quando davi spettacolo sul ring. “Avanti, alzati sfaticato, qui c’è un pubblico che ha pagato il biglietto”

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Ma non hai mai avuto paura di mostrarti anche nella malattia, perché, a parte l’aero, nulla ti ha mai spaventato e forse ieri è stato una liberazione, la fine della lunga espiazione per esserti troppo avvicinato agli Dei. Quegli Dei che infine hai raggiunto e che son sicuro ti riconosceranno  come uno di loro.

Schoolboy Johnny Duhamel

 

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