Michael Savage – Used To Write (Self-Released, July 25, 2015)

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Michael Savage – Used To Write (Self-Released, July 25, 2015)

Non possiedo dati statistici che siano in qualche modo indicativi, ma credo di essere uno dei maggiori ascoltatori dei The Lovetones di Matthew J. Tow, che personalmente considero uno dei più grandi scrittori di canzoni degli ultmi vent’anni e degno erede di una tradizione di songwriters made in Australia che più che guardare a Nick Cave & The Bad Seeds, si ispira invece alla sensibilità artistica dei Go-Betweens di Robert Forster e del compianto Grant McLennan, la migliore coppia di scrittori di canzoni pop dai tempi di Lennon-McCartney.

A questo punto, anche se mi rendo conto che non tutti quelli che leggono sappiano chi sia Matthew J. Tow (occhio che nei prossimi mesi esci un suo nuovo disco solista), date comunque delle coordinate, potete bene immaginare quali siano le sonorità di questo nuovo disco, ‘Used To Write’, il primo solista di Michael Savage, già noto per avere negli anni preso parte ad altri progetti musicali del panorama Western-Australia con band come Freemantle, Louis and the Honkytonk, The Morning Light.

Anticipato dalla pubblicazione di un singolo, ‘Runner’ (uscito a maggio 2015), e finanziato grazie al contributo di amici ed appassionati, il disco si avvale della produzione di Andy Hill (Ambidexter) e soprattutto del solito geniale Ricky Maymi dei Brian Jonestown Massacre, che suona anche la chitarra in alcune delle tracce dell’album. ‘Used To Write’ è quello che si potrebbe definire un piccolo gioiello e in un certo senso anche un piccolo miracolo nell’ottica di una rilettura intelligente e sensibile della tradizione pop-rock britannica psichedelica degli anni sessanta e quindi, magari sarà pure l’ennesima, di una vera e propria riscoperta.

Difficile scegliere una qualche traccia in particolare che sia più significativa delle altre per descrivere la bellezza di questo lavoro, nel quale Michael Savage, che firma tutte le canzoni e suona anche direttamente la maggior parte delle musiche, si avvale peraltro della collaborazione di due ospiti d’eccellenza come Richard Lane (The Stems) e Greg Hitchcock (You Am I, Datura4, The Bamboos), con il risultato di quello che definirei un lavoro ben fatto, pure se volutamente fedele a quello che è un innegabile approccio mid-fi.

In un anno nel quale è uscito probabilmente poco che mi abbia appassionato relativamente questo tipo di sonorità e in un mondo dove chi suona musica pop vuole per forza fare di questo del ‘dreampop’ e ricerca forsennatamente, disperatamente derive shoegaze con degli esiti che definirei alterni e che facilmente fanno la fine di musica da club disco per fighetti, ecco finalmente qualcuno, un ragazzo che sa scrivere quella che è della vera musica pop suonata per delle anime più sensibili. Molto bello.

@sotomayor

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