Michael Petroni – The Awakening, August 11, 2007

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Masters of Science Fiction: Michael Petroni – The Awakening, August 11, 2007.

LE PREMESSE. Che cosa c’è di più spaventoso della guerra? Dico, che cosa, più che la guerra, riesce in qualche maniera a rappresentare più di tutte le altre cose possibili, quelle che sono tutte le manifestazioni più spaventose della storia del genere umano. Probabilmente nessuna. Anzi: sicuramente.

La storia di questo secondo episodio di Masters of Scienze, tratto da un racconto di Howard Fast e diretto dal regista e sceneggiatore Michael Petroni, comincia in uno dei posti che più sono stati nel corso dell’ultimo secolo, sono e probabilmente saranno al centro delle vicende internazionali, cioè l’Iraq. Sullo sfondo della scena c’è un elicottero abbattuto, macerie in pezzi da tutte le parti nel mezzo del deserto e i due protagonisti sono un soldato americano e quello che molto probabilmente è un guerrigliero iraqeno. I due si incrociano e si puntano contro le rispettive armi da fuoco, intimando uno all’altro di mettere via l’arma e specificando, ciascuno nella rispettiva lingua, di non avere in realtà nessuna intenzione di voler fare del male all’altro. I due sono terrorizzati, non riescono a capire ciascuno che cosa pensi l’altro, finché a un certo punto non si rendono entrambi conto di riuscire a comprendere le parole dell’altro. C’è chiaramente un qualche contenuto di tipo metaforico. Il crollo della barriera linguistica come crollo di quella che sarebbe ciascun limite e impedimento al confronto e soprattutto l’incontro tra persone che appartengono solo apparentemente a specie, generi oppure nazioni e culture differenti, ma che invece sono tutte quante allo stesso modo appartenente all’unica grande famiglia della razza umana.

Qui entra subito in gioco l’elemento fantascientifico. Dopo aver entrambi consierato con stupore questa cosa, volgono il loro sguardo verso un corpo non meglio identificato e privo di sensi tra quelle che sono le macerie dell’elicottero. Trattasi praticamente di quello che viene definito da tutti gli scienziati che lo analizzeranno successivamente, del corpo privo di sensi di un alieno umanoide di provenienza non meglio specificata. Come detto, l’alieno è privo di sensi e una serie di test dimostreranno la sua non appartenenza al genere umano. Qui entra in gioco il maggiore Skynner che oramai è in pensione che da sempre si è occupato per l’esercito di casistiche all’infuori dell’ordinario. Personaggio per natura scettico e dal carattere burbero, sarà costretto a causa del succedersi degli eventi infatti a rivedere le proprie posizioni e anche alla fine a trovare un suo nuovo equilibrio e pace spirituale.

CHI SONO GLI ALIENI. Non è specificato all’interno di questa storia chi siano effettivamente questi alieni, che ad un certo punto dopo aver avvertito la popolazione terrestre del loro prossimo attacco tramite quella che è una specie di iptonismo oppure vera e propria ‘possessione’ nei confronti di vari soggetti, minacciano di invadere la Terra e di distruggerla, ponendo come unica condizione quella di procedere al totale disarmo da parte di tutte le maggiori grandi potenze del pianeta.

Il messaggio come detto viene trasmesso da diversi soggetti e praticamente in tutte le lingue del mondo e come se non bastasse, proprio per arrivare in maniera più che convincente a tutti, racchiude nel suo contenuto citazioni di quelli che sono più popolari testi sacri delle varie fedi religiosi e ideologie spirituali diffuse sul nostro pianeta.

A questo punto sorge lo scontro ideologico, quello che è il conflitto tra chi intende addivenire a un accordo con le popolazioni aliene e quindi procedere al disarmo per ottenere la pace e magari raggiungere una qualche cooperazione con queste popolazioni venute da un altro mondo. E chi invece non intende cedere il passo e teme che invece quella degli alieni sia invece una semplice strategia. Cioè questi vogliono la dismissione di tutte le armi per procedere più facilmente a un attacco e avere la meglio nel corso della guerra.

Si creano due fazioni. Da una parte ci sono gli Stati Uniti d’America, il cui presidente è dubbioso sull’addivenire ad accordi con gli alieni, e dall’altra parte ci sono la Russia, la Cina, la Francia, la Corea del Nord che se da una parte invitano gli Stati Uniti a procedere al disarmo, dall’altro minacciano questi direttamente di un attacco per convincerli a cooperare con loro e disarmarsi per non incappare nell’ira degli alieni.

DILEMMA ETICO. Il dilemma etico centrale nelle vicende della storia è tutto qui e chiama in causa sia il singolo, impersonificato in questo caso particolare nella persona del presidente degli Stati Uniti d’America, che la collettività nel suo complesso.

Tutto succede in quella che alla fine appare essere una boutade. Mi spiego. Chi sono alla fine questi alieni? Perché desiderano attaccare il pianeta Terra? Tutto questo alla fine non sembrerebbe avere molto senso oppure praticamente nessuna importanza. Il fatto è che questa minaccia di attacco degli alieni alla fine sembrerebbe rivelarsi pretestuosa. Come se avesse un unico contenuto di tipo morale e etico, lo scopo didascalico di impartire una qualche lezione al genere umano, la finalità unica sembrerebbe essere proprio quella di convincere le diverse nazioni, l’umanità a procedere unita e superare quelle che appaiono essere delle divergenze, delle differenze ideologiche e strutturali, ma che alla fine non hanno nessun senso di esistere.

Chiaramente la conclusione dei fatti sembrerebbe anche questa essere troppo semplice. Come se si potesse raggiungere una qualche pace universale assumendo una facile consapevolezza e decisioni nel giro di così poco tempo. Eppure, opera di fantasia oppure no, quello che conta è il messaggio ideologico. Dove, come detto, le barriere linguistiche costituiscono il simbolo di uno scontro irrisolto e apparentemente irrisolvibile e quella degli alieni costituisce invece una mission, una specie di illuminazione. Da qui anche il contenuto religioso della storia, perché effettivamente questi alieni avrebbero alla fine tutta l’impressione di essere degli esseri sovrannaturali. ‘Ci stanno osservando,’ dirà la moglie di Skynner apparsa al maggiore mentre questi è sotto il controllo degli alieni. Lo stesso presidente degli Stati Uniti d’America parlerà di divinità tremende e vendicative e in effetti è così che sono sempre state rappresentate le maggiori divinità oggetto di culto sul nostro pianeta. Chi è dio allora? Che siate credenti oppure no, andiamo tutti quanti sempre incontro a delle domande di natura etica e dobbiamo in qualche modo superare le nostre barriere interiori, che riguardano noi stessi e il nostro rapporto con gli altri e dobbiamo scegliere tra quello che è lo scontro, tenere alzati questi muri, oppure addivenire a quello che è il giusto compromesso con noi stessi e incontrare e abbracciare gli altri.

L’AUTORE. Alla fine per quanto forse banale e didascalica, quella di ‘The Awakening’ è una bella storia e la resa del regista Michael Petroni è ben fatta e sono apprezzabili le interpretrazioni da parte degli attori e in paricolare quella di Terry O’Quinn nel ruolo del maggiore Skynner.

Particolare attenzione sarebbe da dedicare all’autore del racconto. Nato ‘Fastovsky’, Howard Fast, figlio di un immigrato britannico di origini ucraine, è stato un autore prolifico e impegnato nella scrittura di opere e racconti di diverso genere. ‘The Awakening’ è stato tratto dalle storie di una delle sue raccolte di racconti sci-fi intitolata, ‘The General Zapped an Angel’ e pubblicata nel 1970. Ma la sua opera più conosciuta, quella che in qualche modo lo consegna alla gloria eterna e in particolare per quello che riguarda il modo del cinema, è sicuramente, ‘Spartacus’, il romanzo da cui è stato tratto il film di Stanley Kubrick e con Kirk Douglas, che se secondo voi non è più grande e monumentale film della storia del cinema, allora, lasciatevelo dire, francamente non capite un cazzo.

Ma la stessa storia di Howard Fast andrebbe in verità raccontata in un libro oppure in un grande film per il cinema sulle orme di quello che è stato fatto per John Reed con il film ‘Reds’ di Warren Beatty e la cui storia in qualche modo è tipo quella di Howard Fast all’incontrario.

Fast era comunista. Si iscrisse al partito nel 1943 e in breve tempo finì nell’occhio del ciclone. Sono gli anni della guerra fredda e la commissione McCarthy lo inserì nella cosiddetta lista nera dei sospettati di eversione. I romanzi di Fast vennero proibiti e lui venne isolato e quando si rifiutò di deporre di fronte alla commissione in merito al suo impegno a favore dei ribelli anti-franchisti nella guerra civile spagnola, fu condannato a scontare tre mesi nella prigione federale di Mill Point. Dove cominciò a scrivere Spartacus!

Eppure il suo libro inizialmente trovò un sacco di difficoltà. Non glielo voleva pubblicare nessuno e dovette pubblicarlo a sue spese. Nel 1952 si candidò al Congresso nelle file del partito laburista, ma fallì clamorosamente, e un anno dopo vinse il Premio Stalin per la Pace, quello che era il Premio Nobel del blocco sovietico. Fu solo successivamente, quando lasciò il partito comunista deluso da quelli che erano gli avvenimenti nell’Urss e le prese di posizione di Stalin, quelle che furono le denuncie di Kruscev il 25 febbraio del 1956, che Fast ebbe infine il giusto riconoscimento nel suo paese senza tuttavia mai raggiungere quella gloria e quella popolarità che molto probabilmente pure gli sarebbe spettata in un mondo meno diviso e costretto a uno scontro ideologico così radicato come negli anni della guerra fredda.

UN MONDO, UNA NAZIONE. Tra il 2011 e il 2012 ho vissuto a Berlino. Si tratta in verità di una lunga storia e ho un sacco di cose da raccontare su questo periodo anche se in effetti non è che si sia trattata di un’esperienza durata tantissimo tempo. Durante quel periodo mi sono arrangiato facendo diversi lavori. In Italia esercito e ho sempre esercitato quella che è la libera professione di Consulente del Lavoro, iscritto regolarmente all’albo. Una professionalità riconosciuta anche all’estero, ma è evidente che se non conosci la lingua tedesca e soprattutto sei digiuno di come funzioni il welfare e il mondo del lavoro da quelle parti, questa vale praticamente zero. Mi sono arrangiato facendo diversi lavori, quelli che si ritiene siano ‘umili’, ma che naturalmente per quanto mi riguarda hanno eguale dignità di tutti gli altri. In particolare ho lavorato in un ristorante (italiano), dove lavavo i piatti e facevo da aiuto-cuoco. La cosa curiosa è che naturalmente tutti quelli che ci lavoravano erano italiani. Di più: erano tutti originari e provenienti dalla Campania. Tanto che alla fine dato che io ero l’unico napoletano, sembrava quasi che fossi io l’uomo di mondo tra tanti altri che invece vivevano in quella città lontana da tanto tempo più di me.

Comunque, cercherò di farla breve, una sera dopo il lavoro, esco con Chiara, che era la ragazza di cui ero innamorato, e alcuni suoi amici. Uno di questi proveniva dalla Polonia e comunque anche se loro parlavano bene tedesco, si ritenne al solito fosse più giusto parlare in lingua inglese, dandomi così modo di partecipare alla conversazione. Non ho studiato lingue e comunque per dirla tutta, sono sempre stato un pessimo studente. Eppure me la cavo bene con l’inglese e questo probabilmente perché ascolto cinque-sei ore di musica rock tutti i giorni.

Parlammo lungamente di quella che era la situazione dell’Unione Europea in un’epoca ancora apparentemente poco sospetta, dato che il caso-Grecia non era ancora esploso così prepotente come negli anni seguenti. Loro erano tutti in Germania per dei progetti dedicati ai giovani e finanziati della Comunità Europea. Sono delle cose interessanti in verità, dove si dà l’opportunità agli under 30 di fare un’esperienza retribuita in un altro paese dell’Unione e che secondo me andrebbe maggiormente sponsorizzata dalle istituzioni. Dico di più: dovrebbe essere secondo me qualche cosa di obbligatorio e che sostituisca nella pratica quello che una volta era il servizio militare. Comunque la cosa triste è che questi ragazzi per lo più sono tutti impegnati in attività in realtà poco stimolanti e interessanti e a volte anche in posti dove non si dà veramente modo loro di entrare in contatto appieno nella dimensione cui sono proiettati, mentre in realtà data la vastità del nostro continente, ci sarebbero un mucchio di cose in cui tutti potrebbero essere coinvolti. Quello che voglio dire è che, guardiamoci attorno, che cos’è oggi l’Unione Europea? Siamo ancora divisi, c’è sempre uno scollamento profondo tra le diverse nazioni e questo non è solo un problema di tipo economico, ma è come se quel grande sogno, di un’Europa unita anche nel nome della pace, sia ancora lontano dall’addivenire. Sicuramente abbiamo fatto dei passi in avanti, ma c’è ancora un sacco di strada da fare e tra le tante cose che mi sono sempre proposto, una delle mie più grandi battaglie è quella di fare dei passi in avanti per quella che deve essere una lingua unica della comunità europea e che per ovvie ragioni non può che essere la lingua inglese.

Le tesi contro questa possibilità sono secondo me tutte quante discutibili. Come se l’adozione della lingua inglese potesse sopprimere l’identità culturale di tutti gli altri paesi. Una motivazione che lascia il tempo che trova perché è evidente che non stiamo parlando di una totale soppressione delle lingue nazionali e perché queste non sono destinate in ogni caso a sparire con un batter d’occhio e comunque una cosa non esclude necessariamente l’altra. Ma dare alla lingua inglese la pari dignità delle altre lingue nazionali significherebbe azzerare sotto molti molti aspetti le differenze tra tutti gli abitanti della comunità e allo stesso modo portare a un crollo di barriere ideologiche e limiti culturali delle società in cui viviamo e dei singoli individui. A che cosa serve una lingua del resto se non a comunicare, a fare arrivare i propri messaggi a quante più persone possibili?

@sotomayor

Quotes.

1. ‘L’impulso alla violenza può essere radicato nei geni, ma lo è anche il sogno che un giorno riusciremo a superarlo.’ (Stephen Hawking)

2. ‘Mi chiami Skynner.’ (Col. Dingham)

‘Il maggiore Skynner è in pensione, Signore. Non sappiamo neanche dove si trovi.’

‘Allora prima lo trovi e poi lo faccia reintegrare.’ (Col. Dingham)

3. ‘Sugli scettici mi sono fatta una mia teoria. Nel profondo credono più di chiunque altro, ma hanno troppo paura di ammetterlo.’ (Lt. Granger)

‘Paura di cosa?’ (Maggiore Albert Skynner)

‘Paura di quello che comporterebbe credere.’ (Lt. Granger)

4. ‘Va bene, dirò la verità: io non mi fido di voi. Non mi fido dei vostri paesi. Non capisco le vostre culture. Ho paura di voi e per questo costruiamo le bombe. E mi state dimostrando che abbiamo fatto bene.

‘Dico a me stesso che non dovrei avere dei pregiudizi, ma ce li ho! Ce li abbiamo tutti! E voi non siete diversi da noi!

‘Siamo tutti uguali. Ogni cosa è collegata. Vogliamo tutti le stesse cose e tutti abbiamo paura di perderle ed è questo che ci accomuna: la paura. Abbiamo immaginato divinità tremende e costruito armi terribili. Viviamo nella paura.

‘Dobbiamo smetterla. La paura deve finire finalmente.’ (The President)

‘Stop the countdown.’ (Chinese Leader)

5. ‘Oggi ci è stata data una scelta. La scelta di ascoltarci tra di noi e di ascoltare il cuore dell’umanità. La scelta di cambiare le cose da soli, ma di farlo per tutti noi e nella consapevolezza che non siamo soli.’ (Stephen Hawking)

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