Mark Rydell – A Clean Escape, August 04, 2007

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Masters of Science Fiction: Mark Rydell – A Clean Escape, August 04, 2007

MASTERS OF SCIENCE FICTION. In questo caso parliamo di un progetto che fu fallimentare. ‘Masters of Science Fiction’ è stata infatti una serie televisiva trasmessa dalla ABC nel 2007. La serie era inizialmente costituita di numero sei episodi e ispirandosi alla serie ‘Masters of Horror’, che aveva invece ottenuto un certo riscontro, proponeva adattamenti di storie sci-fi di autori del genere in episodi autoconclusivi di quaranta-quarantacinque minuti.

Ogni episodio si apriva con una introduzione audio del celebre fisico Stephen Hawking. Una intro che nella pratica rimanda tutte le volte a quella mitica della serie di fantascienza più celebre di tutte, cioè ‘Ai confini della realtà’ (‘The Twilight Zone’), ‘C’è una quinta dimensione oltre a quella che l’uomo già conosce…’, e che quindi costituisce una specie di tradizione consolidata per il genere.

L’intento era lodevole e da appassionato del genere non posso che apprezzare. Tuttavia la serie non ebbe sucesso e praticamente venne interrotta già dopo la trasmissione dei primi quattro episodi a causa dei pochi ascolti. Paradossalmente, pare, ma non ho conferme dirette in questo senso, che uno dei punti di debolezza della serie fosse il livello troppo alto. La serie si presentava infatti come un prodotto di qualità e per questo poco adatto a una forma di intrattenimento di tipo ‘leggero’ e quindi destinato al grande pubblico. Una considerazione comunque probabilmente fondata. Del resto, fateci caso, quali sono le serie di fantascienza che ancora oggi riescono a riscuotere successo? ‘Star Trek’ regna sovrano. Negli ultimi vent’anni ha avuto probabilmente un certo seguito ‘Stargate’. Alla vigilia dell’uscita di un nuovo film della serie ‘Star Wars’ dobbiamo con rammarico considerare come il grande pubblico sia in genere interessato solo a forme di intrattenimento di tipo leggero e disimpegnato e nelle quali ogni forma possibile di speculazione è bandita,

IL PRIMO EPISODIO. Il primo film della serie riprende una short story scritta nel 1985 dallo scrittore di fantascienza John Kessel. Il titolo è ‘A Clean Escape’ e l’adattamento è ad opera di Sam Egan. Più celebre dello scrittore, che comunque è autore che ha ottenuto importanti riscontri a livello internazionale (basti pensare al Premio Nebula vinto nel 1982 con il romanzo ‘Another Orphan’) è il regista, Mark Rydell, candidato al Premio Oscar nel 1981 per ‘Sul lago dorato’, film record d’incassi e battuto a suo tempo solo dall’insuperabile ‘I predatori dell’arca perduta’.

La storia è molto semplice quanto complessa nelle pieghe e nei temi che sono proposti. Siamo di nuovo in un futuro post-apocalittico e più precisamente la storia è ambientata in un bunker sottoterra, mille metri di profondità sotto una montagna della Virginia, dove poche centinaia di superstiti si sono trasferiti a seguito di un conflitto nucleare che ha devastato l’intero pianeta.

Tra questi ci sono il presidente degli Stati Uniti d’America Robert Halveman (Sam Waterston) e la sua psichiatra, il maggiore Deanna Evans (Judy Davis). Che all’inizio del film, proprio nella prima scena, scopriamo essere malata di un cancro terminale.

I due sono praticamente gli unici due attori della storia raccontata dal film. Gli altri hanno un ruolo assolutamente marginali, pari a quello di delle comparse che abitano e si muovono all’interno del bunker come dei fantasmi di un mondo che oramai è passato e superato dalla guerra. Un numero eletto di sopravvissuti composto da militari e burocrati e sopra tutti il presidente degli Stati Uniti d’America, che è affetto da una forma di amnesia che azzera i suoi ricordi ogni dodici ore con la conseguenza che questi non ricorda praticamente nulla di tutto quello che è accaduto negli ultimi ventiquattro anni.

INVERNO NUCLEARE E LA GUERRA DI UN MINUTO. Alle origini dell’inverno nucleare che ha finito per avvolgere l’intero pianeta Terra c’è stata una guerra, un conflitto di proporzioni mondiali e che è degenerato proprio successivamente alla scelta del presidente Halveman di adoperare una nuova arma che tra le altre cose egli stesso ha contribuito a creare. Questo perché precedentemente alla sua nomina egli stesso era a capo di una importante fabbrica d’armi celebre per essere all’avanguardia nel campo della tecnologia.

La scelta del presidente di ricorrere alle armi nucleari per salvaguardare e proteggere ‘il paese, la nostra qualità di vita, la nostra democrazia’ si rivelerà fallace oltre che tragica. Questa scatenerà oltre che milioni di morti, la inevitabile reazione di quelli che sono i suoi avversari. Nel film si parla di ‘guerra di un minuto’ e secondo la dinamica raccontata, effettivamente le cose sarebbero andate così. Non c’è stato in realtà nessun conflitto. Sorte delle avversità, dei dissapori, allo scoppio ‘ufficiale’ di una guerra, questa si è brevemente risolta con l’utilizzo delle armi nucleari come nei peggiori incubi che affollavano l’immaginario più apocalittico durante gli anni della guerra fredda.

Si ripropone in ogni caso un tema centrale e questo anche nella nota conclusiva per bocca del grande Stephen Hawking. Il tema è il ruolo centrale della diplomazia e della politica, intesa come capacità dell’uomo di prendere delle scelte e di prendere queste scelte se possibile collettivamente invitando ognuno ad assumersi le proprie responsabilità. Una considerazione tanto banale quanto per forza attuale, se pensiamo che la ‘guerra’ è la questione più dibattuta nel corso di questi giorni in cui sugli schermi delle nostre televisioni si succedono notizie drammatiche che hanno al centro quello che viene definito come uno scontro di civiltà e che invece non è altro che quello che chiamiamo e abbiamo sempre chiamato ‘terrorismo’ e che come tale non ha invero a che fare con rivendicazioni di natura politica oppure culturale o sociale. Che va combattuto, ma considerandolo come tale e come un fenomeno che non è radicato in nessun tessuto culturale specifico quanto invece diffuso a macchia di leopardo in giro per l’Africa e il Medio Oriente e oggi anche in Europa. Quindi che ci riguarda e ci chiama in causa direttamente.

PSICOTERAPIA. Ma i fatti nella storia raccontata nel film sono già compiuti. Non si può evitare l’inevitabile, cioè quello che è già stato, anche se è proprio questo quello che in qualche modo cerca di fare il presidente Halveman.

Principale responsabile a questo punto di questa apocalisse, della ‘fine del mondo’ e anche della fine della propria moglie e dei propri figli, il presidente Halveman si è in qualche modo rifugiato in se stesso. Secondo la dottoressa Evans infatti la sua malattia, la sua amnesia sarebbe qualche cosa di pretestuoso e di strumentale, una vera e propria barriera che la sua mente ha alzato più o meno consapevolmente per permettergli di rimuovere tutto quello che è successo e aiutarlo a convivere, ignorandole, con le sue terribili colpe.

Il film, ne consegue, è praticamente un succedersi di estratti di quelle che sono sedute terapeutiche e nelle quali la dottoressa farà il possibile, ad un certo punto forzando la mano e arrivandolo a minacciare di morte, per cercare di far ritornare la memoria al presidente. Una volontà forte e determinata che è sicuramente terapeutica, ma che come apprendiamo nel corso della narrazione dei fatti, è dovuta anche a vicende personali della dottoressa, che anche ha perso i suoi familiari e ritiene il presidente responsabile di tutto quello che è successo.

Essa tuttavia agisce, tiene le sue sedute non autonomamente. Non agisce nel sottobosco o in maniera illegale. Il suo ruolo di psichiatra del presidente è del resto antecedente a quelli che sono stati i fatti drammatici seguiti all’utilizzo delle armi nucleari. Solo nel tempo la questione assumerà per lei una rilevanza sempre maggiore e fino ad assumere un valore simbolico.

Per quanto riguarda le amnesie, invece, non ne so abbastanza. Non so quanto questo tipo di ‘malattia’ sia qualche cosa che avviene nei soggetti in maniera consapevole oppure no. Se ci debba essere una spinta in questo senso. Ricordo tuttavia, forse c’entra forse no, una delle prime cose che mi disse il mio psicoterapeuta. Cioè che in fondo tutti noi avremmo bisogno di fare psicoterapia. Tirava ovviamente acqua al suo mulino, del resto era ed è questa la professione che gli dà il suo pane quotidiano, ma alla fine mi rendo conto che aveva ragione. Che forse le persone allenano il fisico senza andare in palestra? Vale lo stesso per la mente. Fare psicoterapia significa allenare, tenere in allenamento la mente e questa è una cosa sana. Può valere anche nel caso del presidente e chi lo sa pure se questo alla fine ha questi clamorosi buchi di memoria. Se si tratta di un atteggiamento e una scelta consapevole oppure no, del resto, è assolutamente irrilevante. ‘Stupido è, chi lo stupido fa,’ dice Tom Hanks in un famoso film e anche se lungi da me definire ‘stupido’ chiunque abbia problemi di amnesia o comunque disturbi di tipo mentale, possiamo dire che se assumi un atteggiamento, se fai qualche cosa, in qualche modo beh sei per forza quella cosa. Sei quello che fai. E dicendo questo non voglio assumere un atteggiamento di tipo censoreo, ma solo fare una considerazione dello stato delle cose.

VIAGGIARE NEL TEMPO ATTRAVERSO LA MENTE. Ho pensato tuttavia, a cosa servirebbe del resto forzarsi di avere delle amnesie? Spingere il proprio cervello a diventare una specie di formaggio svizzero pieno di buchi e perdere la connessione ogni tot. di ore. Dò chiaramente per scontato che fingere sia impossibile. Chiunque sarebbe e diventerebbe poco credibile a un certo punto, quindi dobbiamo per forza parlare di malattia oppure al limite di conseguenze di uno shock oppure, ecco, condizionamenti.

La questione è interessante e ripropone un tema fantascientifico abusato, ma che sarà sempre destinato a essere trattato e in diversi modi e da diversi punti di vista. Il presidente Halveman, in virtù del proprio buco di memoria diciamo ‘ricorrente’, non ricorda gli ultimi ventiquattro anni della sua esistenza. Ma non solo. Infatti è come se questi non fossero mai passati. Egli ha e avrà di conseguenza sempre quarantuno anni. Sarà sempre e comunque giovane e tutte le mattine dovrà sbrigarsi e fare le cose di fretta perché la moglie e i figli lo aspettano. Nulla di tutto quello che succede lo può ferire e se pure questo succede provvisoriamente, questa ‘ferita’ ha comunque una durata breve perché dopo poco egli dimenticherà tutto e sarà di nuovo punto e daccapo al punto di partenza.

Ci sono evidentemente degli svantaggi. Cioè avere delle amnesie è sicuramente qualche cosa di negativo. Immagino si possa considerare una vera e propria malattia e un disturbo mentale che può avere solo conseguenze sgradevoli. Eppure… Nella posizione privilegiata di Halveman, ovvero quella di presidente degli Stati Uniti d’America e di parte di una ristretta comunità di superstiti, questa può costituire una risorse. O comunque un modo per sopravvivere. Tirare a campare. Perché vivere del resto è un’altra cosa e lo si può fare solo nel tempo presente dove tutte le cose, belle o brutte che siano, hanno veramente valore.

@sotomayor

Quotes.

1. ‘Fin dal principio ci siamo chiesti come sia cominciata la vita, quale sia il senso della nostra esistenza, dove stiamo andando. Ci siamo sforzati di capire il tempo, la materia, l’universo infinito, chi siamo e se siamo soli. Grandi menti hanno immaginato le risposte più stupefacenti e quelle più terrificanti a queste domande. Vi invitiamo a unirvi a noi in questa grande impresa.

‘Esistono eventi talmente impossibili da dimenticare da essere troppo doloroso ricordarli.’ (Stephen Hawking)

2. ‘Non sono sicuro di essere nel posto giusto.’ (Presidente Robert Havelman)

3. ‘Come descriverebbe i suoi valori?’ (Dottoressa Deanna Evans)

‘I fondamentali: Dio, la famiglia, la costituzione. Fare quello che è giusto.’ (Presidente Robert Havelman)

4. ‘Oddio!

‘Tutto! Ricordo tutto!

‘Io credevo di fare la cosa giusta, proteggere il paese, la nostra qualità di vita, la nostra democrazia. Avevo dei doveri. Ho fatto un giuramento. Naturalmente ci sarebbero state delle conseguenze. Non si può soccombere alle emozioni!

‘Rapporti! Tre miliioni di morti, quaranta milioni. Un miliardo! Numeri! Numeri incomprensibili…

‘Ho considerato le opzioni. Ho fatto le mie valutazioni, non mi sono tirato indietro! Io credevo di fare la cosa giusta.’ (Presidente Robert Havelman)

‘La democrazia, la nazione che lei proteggeva hanno prevalso. Siamo rimasti in 871. Missione compiuta, signor presidente.

‘C’era un motivo Robert, una ragione per quella che poteva sembrare la mia indicibile crudeltà: la gente sopravviverà, il mondo ricomincerà di nuovo. E tutti guarderanno questo momento e ricorderanno che nessuno di noi può abbandonare le sue responsabilità personali. Né quelli che governano, né chi è governato. È tutto quello che abbiamo. È tutto quello che avremo.’ (Dottoressa Deanna Evans)

5. ‘Quando il destino di molti giace nelle mani di pochi, si può perdonare l’incapacità di essere responsabili.’ (Stephen Hawking)

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