Mad Professor & The Robotiks ft. Lee Scratch Perry – Black Ark Classics In Dub (Ariwa, 30/10/2015)

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Mad Professor è una mezza pippa del dub che ci ammorba, da troppo tempo ormai, con una serie di esperimenti dub che continua a fare uscire grazie alla etichetta Ariwa, di sua proprietà… Ma è grande amico di Lee Perry!

Lee “Scratch” Perry è folle, gli piace ruggire come un leone, adora Django, va matto per Sergio Leone, ha bruciato i suoi Black Ark Studios, giù a Kingston, ha scoperto e prodotto il giovane Bob Marley ed ha abbandonato l’Isola per andare a vivere in Svizzera, dopo aver sposato una grande boss dei Testimoni di Geova.

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E’ arrivato a Camden, per una intervista con MTV con un sacchetto pieno di semi di zucca, che non ha smesso un momento di sgranocchiare, portando con se due sporte piene di aglio e cipolla. Quando i Clash lo hanno chiamato per produrre “Complete Control ” lui è arrivato ai Sarm East Studios di Whitechapel, ha cominciato a fare una serie di mosse di kung fu ed i Clash lo osservavano stupiti, ma alla fine, com’è come non è, si son trovati questa incredibile registrazione di oscura, profonda meraviglia dub, che neppure è stato possibile pubblicare tanto era bella. Ed allora Mikey Foot è stato costretto a re-mixarla, perché non era possibile pubblicare una canzone venti anni prima del momento in cui il pubblico sarebbe stato in grado di comprenderla.

Lee “Scratch” Perry è un genio assoluto della musica. Il musicista più importante della storia insieme a Bach e Beethoven e se pensate che ora mi metta a recensire questo disco, siete, probabilmente, più pazzi di lui. Se questa fosse una testata talmente arrogante da attribuire voti, non basterebbero tutti i numeri del mondo. Si può commentare “La Pietà” di Michelangelo? Esistono parole per definirla? Impossibile, sono opere assolute.

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Lee “Scratch” Perry conosce il significato della parola “amicizia” tanto da supportare il Mad Professor anche in progetti discutibilissimi, come quando hanno mutato, in pseudo dub, una serie di classici di Soca che, a tutt’oggi, non si possono ascoltare tanto sono brutti.

Ma le canzoni forgiate nella Black Ark resistono a qualsiasi cosa. Le si potrebbero sotterrare nella spiaggia di Milano Marittima, tenerle li tutto l’inverno e riesumarle a primavera, che manterrebbero intatte il loro fascino.

E’ difficilissimo stabilire chi sia più matto. Di certo il Professore rende omaggio ad alcuni dei più sfavillanti classici di Lee, classici provenienti dal periodo Upsetters, con addirittura, in alcuni casi, lo stesso Perry al canto, direttamente dal suo buen retiro in Svizzera. Nuove versioni di “Party Time”, “Lion Share”, “Soul Fire”, “Doctor Dick”, “Roast Fish & Cornbread” and “Zion’s Blood”.

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Questo disco è una meraviglia di suoni nascosti nella camera d’echo, voci che si rincorrono, si allungano, riappaiono improvvisamente. Sottrazione di strumenti che magicamente si ri-materializzano straniti e spettrali.

Comunque, è un disco con versioni di Lee “Scratch” Perry e questo sia sufficiente per spingervi procurarvelo in ogni modo possibile.

Masterpiece, as usual.

Schoolboy Johnny Duhamel

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