Lucy Dacus – No Burden (EggHunt Records, 26/02/2016)

Lucy Dacus - No BurdenUn brontolio di chitarre, a volte vagamente saturate, si intrecciano a sostenere la decisa e disinvolta, quasi flessuosa, voce della ragazza di Richmond, strappata alla scuola di cinema dalla passione per la musica, la stessa urgenza che la costringe a scandagliare, in questo primo lavoro, l’artritica inflessibilità dei ruoli sociali. Sussurri celestiali e sibilanti passi che gentilmente salgono, mistiche brezze dall’alito mite e soave.
“NO BURDEN” sembra un ondivaga focalizzazione su comportamenti umani, quasi naturalmente spostati nel regno dell’instabilità, gorgoglii di fiumi carsici, flussi di corrente che scorre eternamente. Grandi masse di nuvole che, malinconicamente lente ruotano, silenziosamente e si espandono per fondersi con qualche stella che saltuariamente appare, mesta… Stelle che appaiono e scompaiono,velate in lontananza.

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E’ un disco di caldo ed avvolgente indie rock, con soluzioni avanguardistiche. “Dream State…” and “…Familiar Place,” si completano ellitticamente, contenendo gli stessi versi “Without you I am surely the last of our kind/ Without you I am surely the last of my kind.” Gli stessi versi contemplano diverse situazioni. Mentre la prima canzone descrive una marea emozionale, la seconda congela il narratore perso a districarsi faticosamente in un giardino di pietre. Sembra quasi Lucy voglia suggerire che l’umanità è irrimediabilmente persa, travolta da un inaffrontabile vortice di cambiamenti, persa a combattere un’impari battaglia quotidiana per sopravvivere alle infinite sollecitazioni.

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“I let my mind get turned inside out/ Just to see what the kids were laughing about,” canta in “Direct Address.” “And it wasn’t worth understanding/ Something I could’ve gone my whole life not knowing.”
Osserva da una prospettiva di sobrietà attenta e composta, assicurando alla voce quella casualità di permissiva complicità che solitamente si insinua dopo avere buttato giù due o tre drink.
“I thought you’d hit rock bottom, but I’m starting to think that it doesn’t exist,” canta Lucy in “Strange Torpedo.” “You’ve been falling for so long and you haven’t hit anything solid yet.”Strange Torpedo” è il pezzo più sostenuto e moderatamente rock, piuttosto irresistibile, ma tutto l’album è pieno di brillanti, candide e severe osservazioni.
No Burden significa esercitare una pressione pari a zero sul mondo, sospendendo se stessi in una sfera di coscienza parallela, come sigillati in un sogno. Naturalmente, rimuovere se stessi dal mondo e dagli altri esercita una nuova pressione inversa che può risultare anche più intensa e pesante agli animi non educati.
Disco di disarmante bellezza.

Schoolboy Johnny Duhamel

Bandcamp

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