Glitterbust – Glitterbust (Burger Records, 04/03/2016)

cover

Alex Knost è un pro-surfer californiano che considera il surf una cosa  figa perché parte di una sub cultura e forma d’arte. Surfer Magazine lo ha descritto come diverso da qualsiasi altro surfista, caratterizzato da un aspetto da poeta beat, piuttosto che il tipico atleta tutto muscoli, forma fisica parossistica e capelli decolorati dal sale e dal sole.

Se consideriamo che Kim Gordon, prima di diventare musa di Downtown e favorita della Factory, sia stata allevata in California, dove ha fatto scorpacciate di weeds mentre faceva l’autostop per Big Sur, è facile comprendere gli interessi comuni e gli intenti artistici che hanno sotto inteso alla nascita di questo fantastico guitar noise duo.

Lo stile surfistico di Alex è stato paragonato ad una Fender del 1984 sbattuta contro un muro di amplificatori Marshall e allora potremmo azzardare nel definire il suo stile chitarristico simile al legno che spiana la cresta dell’onda, non tanto quando nell’Oceano c’è schiuma, quanto piuttosto, la sera poco prima di fare buio, quando, solitamente, le onde sono più clementi.

6552706-thumbNon si tratta di un ritorno della Gordon agli ideali hippy dell’assolata California, dopo i numerosi inverni newyorchesi, perché le stigmate arty, il rumore, le dissonanze concettuali, i suoni corrosivi e lontani che si rincorrono all’interno di spartiti di Satie, ci sono tutti, tanto da posizionare queste bellissime cinque composizioni lontanissimo dalla surf music comunemente intesa.

I suoni sono atmosferici, il rumore è impressionista e fuggevole, acquarelli in sospensione ritualistica, drone che riempie gli spazi silenziosi, suoni che quasi sembrano nutrirsi dei colori spiaccicati sulla tela.

Echi a volte drammatici, densi di logica, sospesi di chitarre che diventano pesanti per sorreggere ritmicamente le trame, sviluppi sorprendentemente acustici, varietà melodica inaspettata, ispirazione alle stelle. Le voci sono parsimoniose e trattate alla stregua degli strumenti che sembra dare voce all’urlo di Munch.

Alex ha precedentemente suonato in bands più convenzionale, tra le quali giova ricordare i Tomorrow Tulips, ma in Glitterbust si converte alle atmosfere umbratili, fading feeling, note sussurrate, a volte più immaginate che suonate, musica meditativa, curativa serena, chiave d’ingresso al giardino più segreto del surf, totale comunione con la natura.

Grande musica estatica.

Voto: 8/10

Schoolboy Johnny Duhamel

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