Francesco De Gregori – De Gregori canta Bob Dylan, ‘Amore e furto’ (Caravan/Sony Music, October 2015)

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Francesco De Gregori – De Gregori canta Bob Dylan, ‘Amore e furto’ (Caravan/Sony Music, October 2015)

Si può dire che senza dubbio Jack Sparrow, il pirata della serie ‘Pirates of the Caribbean’ e interpretrato dall’attore Us Johnny Depp sia entrato rapidamente nell’immaginario collettivo e divenuto una figura tipica del genere come potrebbero essere figure classiche come quella del pirata Barbanera, Capitan Uncino, Willy l’orbo dei Goonies oppure il mio preferito: il terribile Long John Silver. Del resto, lo dico qui a margine, mi piace sempre ricordare ‘L’isola del tesoro’ di Robert Louis Stevenson come il primo romanzo io abbia mai letto in vita e poco importa se le cose cronologicamente siano andate veramente così oppure no.

Quando ero un bambino, quando sono rimasto bambino, volevo essere un pirata. Nulla mi affascinava più che solcare i sette mari a bordo di un vascello e di non avere una patria e di non avere una casa in cui portare. Niente affetti e niente legami e una vita tutta vissuta all’insegna dell’avventura. Una visione romantica della vita e pure della pirateria del resto, se consideriamo che invero i pirati furono, sono invece per lo più personaggi spietati e senza scrupoli, sanguinari e violenti.

Eppure lo stesso William Burroughs, ‘l’unico scrittore geniale del dopoguerra’, riabilitava la figura dei pirati all’interno della sua trilogia e in particolare ne ‘La città della notte rossa’. Libertalia, la leggendaria colonia fondata dal gruppo di pirati sotto il comando del capitano Misson alla fine del seicento, era la realizzazione pratica dell’utopia pirata. Una pirateria nobile che sbandierava una bandiera bianca in contrasto al noto Jolly Roger. Libertari e cristiani, dichiaravano guerra contro gli oppressori e si configuravano come portatori di una causa nobile e coraggiosa, giusta e limpida: la causa della libertà.

Le notizie al riguardo sono frammentarie e non sappiamo quanto per quello che riguarda Libertalia sia verità oppure leggenda. La storia vuole che il capitano William Kidd abbia visitato questa colonia nel 1697. Si fermò lì per intraprendere delle riparazioni alla sua nave e ivi perse in circostanze non meglio precisate gran parte del suo equipaggio. Chi lo sa come siano andate veramente le cose. Del resto William Kidd era anch’egli un pericoloso pirata. Corsaro a New York e nelle Indie Occidentali, scozzese di nascita, prestò servizio per l’Inghilterra e navigò in lungo e in largo attraverso l’Oceano Atlantico depredando e assalendo mercanti e navi e pirati francesi. Seppellì il suo tesoro su di una piccola isola al largo della Contea di Suffolk, New York, Usa. Fu impiccato. Era un pirata.

Come faceva quella vecchia canzone di Edoardo Bennato? ‘Nei miei sogni di bambino, la chitarra era una spada, e chi non ci credeva, era un pirata.’

Proprio così. Quando ero un bambino, quando sono rimasto bambino, volevo essere un pirata. Non ho cambiato idea, perché sebbene costretto a tutta una serie di regole che mi sono imposto e che mi ha imposto quella che è la mia sopravvivenza quotidiana, ho sempre continuato a avere questa tensione verso una vita avventurosa ma soprattutto mirata a conseguire quella libertà ideale che era causa nobile e coraggiosa fondante dell’utopico pensiero del capitano Misson.

In un’intervista rilasciata all’indomani del grande successo ottenuto grazie a ‘Pirates of the Caribbean’, Johnny Depp dichiarò deliberatamente di essersi ispirato nella caratterizzazione del suo personaggio a una leggenda del rock’n’roll, cioè Keith Richards. Lo stesso chitarrista dei Rolling Stones del resto prenderà parte alla serie, interpretando la parte di un vecchio pirata fantasma e che poi sarebbe proprio il vecchio padre di Jack.

Di più, secondo Johnny Depp sarebbero proprio le rock star i pirati dei nostri giorni e secondo me ha perfettamente ragione. Chi più di una rock star può effettivamente contenere, essere simbolo e portatore allo stesso tempo di tutte quelle contraddizioni e quei contrasti che caratterizzano la vecchia figura del ‘pirata’.

C’è una canzone di Francesco De Gregori che secondo me descrive, inconsapevolmente oppure no, alla perfezione questa figura piratesca. Si intitola ‘Gambadilegno a Parigi’  (il disco è ‘Pezzi’, 2005). Non è tanto la descrizione del personaggio che caratterizza e rende l’aspetto più romantico e nobile del pirata, quanto invece i suoni e le atmosfere della stessa canzone. A parte il fatto che Gambadilegno ‘attraversa la strada senza una gamba’, affetto tipicamente da una menomazione come i più pericolosi pirati secondo la tradizione, Francesco De Gregori è probabilmente tra gli autori della canzone italiana quello che più nel suo modo di scrivere e intepretrare le canzoni possiede quello stile tipicamente ‘zoppicante’ appunto che è tipico della musica rock.

Il rock’n’roll, quello vero, lasciatemi usare questa espressione, del resto è un’attitudine e le rock star sono dei personaggi zoppicanti. Sono dei personaggi menomati. Sono dei miti che noi vogliamo buttare giù. Sono degli eroi romantici e un giorno dopo li vediamo penzolare giù da una corda dopo che gli hanno fatto tirare il collo. Una figura come quella della rock star, alla pari del pirata, non ammette mezzi termini.

‘Amore e furto’. Che altro titolo avrebbe potuto Francesco De Gregori dare a questo disco che del resto è praticamente una serie di reinterpretrazioni (e traduzioni) di brani di quello che è il più grande scrittore di canzoni di tutti i tempi e il suo principale e mai nascosto ispiratore, cioè Bob Dylan. ‘Love and Theft’, amore e furto, del resto è anche il titolo di un disco dell’uomo di Duluth, Minnesota, pubblicato sulla solita etichetta Columbia Records nel 2001. Un titolo comunque non casuale, ma voluto perché, dice De Gregori, sono anni che lo accusano di rubare da Bob Dylan e allora lui questa volta, dichiarandogli tutto il suo amore, dichiarando tutto il suo amore a quello che del resto considera un vero e proprio ‘modello di scrittura’, gli ha voluto rubare anche il titolo.

La pubblicazione dell’album, datata 30 ottobre 2015, è stata anticipata dalla pubblicazione del singolo apripista, ‘Un angioletto come te’, che praticamente sarebbe il grande classico (uno dei tanti) di Dylan, ‘Sweetheart Like You’, contenuta in quel disco monumentale che sarebbe ‘Infidels’ (Columbia Records, 1983) e che accolto da reazioni entusiaste della critica, segnava il ritorno alla cosiddetta musica ‘laica’ da parte di Dylan dopo la sua precedentemente conversione al cristianesimo e esplorazioni nel mondo della rivelazione evangelica e del gospel.

La scelta delle canzoni tuttavia e varia e non segue nessuno standard particolare. De Gregori ha semplicemente scelto, studiando la pubblicazione discografica di Bob Dylan da grande appassionato ma anche da musicista e compositore, quelle canzoni che più riteneva adatte a una sua interpretrazione e che meglio si prestavano a essere tradotte in lingua italiano secondo quello che è il suo personalissimo stile. ‘Servire qualcuno’ è ‘Gotta Serve Somebody’, ‘Via della povertà’ è il superclassico ‘Desolation Row’e ‘Acido seminterrato’ è ‘Subterranean Homesick Blues’.

Gli arrangiamenti di ‘Amore e furto’ sono volutamente vicini e fedeli a quelli originali. Premesso che il disco è comunque un disco di Francesco De Gregori, nel senso che nonostante la fedeltà degli arrangiamenti, il marchio di fabbrica di quello che viene da molti chiamato semplicemente, ‘il principe’, resta comunque evidente. Fatta questa premessa, è apparentemente curiosa questa storia degli arrangiamenti se consideriamo che una delle principali critiche che viene ingiustamente rivolta a Dylan, come a De Gregori del resto, sarebbe poi quella di stravolgere tutte le volte gli arrangiamenti delle canzoni, tanto che queste di volta in volta e ogni volta che vengono eseguite, appaiono delle volte quasi irriconoscibili.

Ma questa è una scelta credo spiegabile secondo la volontà del cantautore di rendere un tributo riconoscibile al cantautore di Duluth, oltre che una forma di rispetto, credo, nei confronti dello stesso. Potete prendere in definitiva questo disco come una ennesima copia, l’ennesimo furto compiuto da De Gregori ai danni di Bob Dylan, se considerate il primo una specie di rapinatore e un ladro. Un pirata. Oppure prendetelo come un nobile omaggio e un riuscito divertissment di quello che per chi scrive, è il più grande interprete e autore della canzone italiana. Perché gli italiani, molti italiani non amano Francesco De Gregori? Un cantautore, un uomo che senza mai rinnegare se stesso, con il passare degli anni riesce ancora e ancora a rinnovarsi e continua a scrivere canzoni molto belle. Che significano qualcosa. Magari qualcuna l’avrà rubata a Bob Dylan, chi lo sa, va comunque detto che anche rubare può essere un arte. Del resto i pirati non sono persone immacolate. Del resto, come dice Troisi ne ‘Il postino’, la poesia non è di chi la scrive, ma di chi gli serve.

@sotomayor

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