Flying Saucer Attack – Instrumentals 2015 (Drag City/Domino, July 15, 2015)

Flying_Saucer_Attack_-_Instrumentals_2015
Flying Saucer Attack – Instrumentals 2015 (Drag City/Domino, July 15, 2015)

Questo disco, molto semplicemente, non dovrebbe esistere.

Mi spiego. Non voglio dire che ‘Instrumentals 2015’ (Drag City/Domino) sia un brutto disco oppure che David Pearce abbia sbagliato a pubblicare un nuovo episodio della discografia dei Flying Saucer Attack. Quello che voglio dire è che questo disco, uscito dopo praticamente quindici anni dalla pubblicazione di ‘Mirror’ (Drag City), costituisce qualche cosa di inaspettato e di imprevedibile. Come se gli alieni fossero improvvisamente atterrati sul nostro pianeta e senza che noi avessimo il tempo di rendercene conto. Di più. Come se, come in un film di John Carpenter, questi fossero già tra noi e senza che ce ne accorgiamo.

David Pearce ha registrato il disco da solo, a casa, fedele a una tradizione che ha sempre costituito uno dei marchi di fabbrica del suo modo di concepire la musica. Accostati a Jesus and Mary Chain, epigoni di Wire e altre band del panorama shoegaze UK di inizio anni novanta, i Flying Saucer Attack si sono comunque sempre distinti per avere, durante gli anni d’oro, cercato di spingere al massimo sull’acceleratore per quello che riguardava l’abbattere ogni frontiera nel campo della sperimentazione del suono del genere e quelle atmosfere tipiche che in bilico tra psichedelia rurale e spazio profondo, creando negli ascoltatori uno speciale senso di straniamento, trasmettendo, nel contempo, un profondo senso di quiete.

Sono queste del resto le sensazioni che derivano anche dall’ascolto di questo disco che, come si può facilmente intuire, è completamente strumentale e dove la forma canzone si può considerare qualche cosa di superato. Non ci sono singole canzoni in questo disco infatti, ma praticamente quindici sketches che possono essere combinati tra loro alternativamente e modulati secondo diverse sequenze.

Obey. A quanto pare John Carpenter non avrebbe ricevuto un soldo dallo sfruttamento dell’iconografia di ‘Essi vivono’ da parte dell’artista Shepard Fairey e dalla famosa linea di abbigliamento. Ha dichiarato nel merito che, ‘Non lo so, nessuno mi dice mai niente.’ E allo stesso modo nessuno avrebbe mai potuto preventivare l’uscita di questo disco. Chi avrebbe potuto farlo del resto, dato che stiamo parlando di qualche cosa che non esiste.

@sotomayor

Precedente Suede - Night Thoughts (Suede Ltd., January 22, 2016) Successivo VV.AA. – Studio One Showcase: The Sound of Studio One in the 1970s (Soul Jazz Records, 22/01/2016)

Lascia un commento