Five questions to Danilo Romeo (happyorangeballoon)

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Meeting People Is Easy. Five questions to Danilo Romeo (happyorangeballoon).

January 06, 2016

Nemo propheta in patria? Ho fatto cinque domande a Danilo Romeo, titolare e fondatore di happyorangeballoon oltre che grandissimo ascoltatore di musica. Il progetto musicale nasceva nell’estate 2007 dall’incontro avvenuto su Myspace con il chitarrista e polistrumentista inglese Robert Wheatley che nel tempo ha tuttavia ridotto la sua collaborazione attiva. Progetto prettamente strumentale, a differenza di quelli che sono la maggior parte degli sperimentatori di oggi, Danilo cerca anche di scrivere dei buoni pezzi di musica ‘pop’ e ci riesce benissimo. Il primo LP è uscito nel 2012 e a questo sono seguiti riconoscimenti e attenzioni, apprezzamenti negli USA e nel Regno Unito, compresi quelli di due big del mondo della produzione indipendente come Steve Pearce e Mark Kramer. Oltre che un’esperienza tanto importante sul piano artistico quanto quella personale come la realizzazione delle musiche per una personale a New York del pittore svedese Hawk Alfredson. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Danilo, che a quanto pare ha pronto un nuovo disco (‘Unique’) e sta già lavorando al terzo! Che altro aggiungere? Ancora grazie per la disponibilità e in bocca al lupo per tutto.

1. Ciao Danilo. Come prima cosa, grazie mille per averci concesso questa intervista. Conoscevo e conosco ancora adesso molto poco del tuo progetto musicale. Ho ascoltato qualcuna delle tracce che hai messo online sulla tua pagina myspace e su soundcloud e il tuo disco di esordio in streaming su bandcamp. Come e quando è nato questo progetto musicale e quali sono i tuoi principali riferimenti nel mondo della musica (e non solo). A un primo approccio mi viene da pensare a degli artisti che ispirandosi ai pionieri della musica elettronica degli anni settanta, diedero un rinnovamente al genere, mescolando elementi più classici con quella forte spinta innovativa derivante dalla new-wave e certi inevitabili rimandi al mondo della fantascienza. Penso a John Foxx oppure Gary Numan. Non so se lo hai ascoltato, ma di recente Luke Haines ha fatto un grande disco con queste sonorità. Una specie di concept-album che ha come presupposto una Londra sotterranea dove vivono i sopravvissuti a una qualche apocalisse nucleare. C’è un grande concept dietro la musica che proponi come Happy Orange Balloon?

Gli happyorangeballoon nascono dall’incontro su myspace alla fine dell’estate 2007 tra me e il chitarrista polistrumentista inglese Robert Wheatley. Quest’ultimo resterà circa un anno, salvo poi ritornare a singhiozzo come collaboratore dopo il successo underground del pezzo “beautiful” e il conseguente contratto discografico. I rifierimenti musicali non sono tantissimi, ma di una cosa sono certo: gli happyorangeballoon non sono revival! Hai citato John Foxx, ho ascoltato e amato moltissimo gli Ultravox! di Foxx. Gli happyorangeballoon sono un progetto prettamente sperimentale ma a differenza degli sperimentatori di oggi sanno scrivere anche grandi pezzi “pop”. Non conosco il disco di Luke Haines di cui parli ma l’ascolterò. So chi è, mi piacevano gli Auters.

2. Hai curato le musiche per una personale dell’artista svedese Hawk Alfredson a New York. Intanto, ci parli di questo artista e di come siete entrati in contatto. C’era un tema principale per quello che riguarda questo evento. Come si è svolto il tuo lavoro nella preparazione delle musiche? Si tratta di una tipologia di attività che preferisci rispetto a quella dello scrivere musica in forma canzone più tradizionale?

Hawk è un pittore straordinario ed un artista senza eguali. Amo i suoi quadri e lui ama la mia musica. L’ho conosciuto nel 2013 quando è uscito il disco degli Spirits Burning al quale avevo contribuito e di cui sono molto orgoglioso di averne fatto parte. La straordinaria copertina è opera di Hawk, appena la vidi mi ci persi dentro e lo contattai. Gli mandai il mio disco e ne fu entusiasta tanto da divenire uno dei miei fan più accesi, mi propose di comporre le musiche per la sua personale a New York e io fui molto felice di farle. Guardare un’opera di Hawk è un’esperienza unica che mette i brividi. Puoi perdere delle ore a guardare tutti i dettagli che sono davvero incredibilie sono infiniti! Non è stato difficile comporre dei pezzi guardando i suoi quadri. Inoltre Hawk ha scelto un paio di pezzi “hello” e “uscita numero due” dal mio nuovo disco “unique” che speriamo esca presto. Hawk non è soltanto uno degli artisti che stimo di più ma anche uno dei miei migliori amici, o forse il migliore che io abbia mai avuto! La sua generosità e il suo altruismo sono commoventi. La sua compagna, Mia Hanson, è una fotografa straordinaria, faresti bene a guardare anche le sue foto.

3. Come ti dicevo, sono rimasto colpito dalla qualità dei suoni. Anche io ho un mio progetto musicale e oltre a cantare, suono prevalentemente la chitarra. Contando sul fatto di avere un fratello che di professione è tecnico del suono e che tra le altre cose è appassionato di sintetizzatori, pure cercando di cavarmela da solo, sono in genere portato a delegare questi aspetti. Che tipo di strumentazione usi? Sei un purista e devoto dell’analogico oppure tutto il contrario? Pensi che l’analogico sia qualche cosa di definitivamente superato o comunque sostituibile definitivamente dal digitale? Se si tratta di qualche cosa che ha solo un fascino oramai tipicamente ‘vintage’ o se per te ci sono proprio delle differenze sia nel suono che proprio nell’approccio allo strumento. Naturalmente si tratta di una questione molto ampia. Diciamo che in questo caso quello che ci interessa è quella che è la tua esperienza diretta, pure quotidiana, in tal senso.

Utilizzo tutto, digitale e analogico ma anche suoni trovati, campionamenti poi plasmati e manipolati, anche field recordings. Tutto ha un senso per me, niente è attuale e niente è superato. La musica è sensibilità personale.

4. Non saprei se definirmi oppure no un buon conoscitore di musica elettronica e ti dico che francamente considero questa cosa molto poco importante. Sono rimasto positivamente colpito dall’ascolto delle tue canzoni e dalla qualità dei suoni. Non definirei la tua musica come semplice intrattenimento né come qualche cosa dove invece la forma canzone perda completamente di significato e mi sembra invece che riesca ad alternare le diverse spinte in maniera intelligente. Si tratta di qualche cosa che avviene in maniera casuale oppure programmatica? Ci racconti qualche cosa di come lavori? Come nascono le tue canzoni? Qualche cosa proprio su quelli che sono i processi compositivi ecco. Adesso stai lavorando a qualcosa in particolare? Che riscontro ha avuto la pubblicazione del tuo primo LP?

C’è una differenza tra i lavori strumentali e le canzoni con le voci. In generale cerco di evitare le ovvietà e le banalità. Ho ascoltato migliaia di dischi, so di cosa parlo. Per quanto riguarda i pezzi strumentali di solito mi si presentano come immagini nella mia mente e poi le “traduco” in suoni. Per i pezzi “pop” invece i principali sforzi sono orientati sulle linee vocali. Cerco di rendere ogni canzone indimenticabile. Non chiedetemi remix perchè non ne faccio: li trovo obsoleti e superati. Il disco d’esordio ha ricevuto recensioni entusiastiche. Da anni gli happyorangeballoon sono conosciuti e apprezzati negli USA e nel Regno Unito. Ho avuto a che fare con i più importanti produttori indipendenti come Steve Pearce e Mark Kramer. Questa è la mia prima intervista italiana: grazie! Ho finito da un bel pò il secondo album che si intitola “unique”. Ha un suono assai peculiare, molto distante dagli sterili revivalismi che offre la musica oggi. Detto ciò sto già lavorando al terzo album degli happyorangeballoon che vedrà la forma canzone prevalere su quella strumentale. Contiene infatti almeno sei canzoni “pop”.

5. Happy Orange Balloon è un progetto per il quale ti sei servito sin dal primo modo di myspace come tramite per trasmettere, diffondere e far conoscere la tua musica. Oltre che come luogo ideale di confronto e di incontro con altri appassionati. Nonostante io mi possa ben definire un cibernauta di lungo corso, non ho mai avuto un profilo su myspace. Parliamo di una realtà che non conosco e comunque oggi mi sembra di capire sia stata in qualche modo superata dal boom di altri social e luoghi d’incontro virtuale. Affrontiamo un aspetto che mi interessa in maniera particolare. Cioè, che ruolo ha avuto il web e i vari social network nella nascita, sviluppo e diffusione della tua musica? Questo sia all’inizio del tuo progetto, che poi nel corso del tempo fino ad oggi.

Senza myspace non sarei qui! Senza myspace oggi probailmente non farei musica e la mia vita sarebbe molto, ma molto triste. Myspace è collassato anni fa, una vera sciagura per me! Era il luogo ideale per l’incontro di artisti, totalmente diverso dagli altri social. Lo rimpiango, perchè è vero esiste ancora, ma non è più la stessa cosa. Gli altri social li trovo un pò deludenti, non tanto indicati per promuovere il proprio lavoro artistico ma più orientati verso la sfera affettiva.

@sotomayor

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