Disappears – Low: Live In Chicago (Sonic Cathedral, November 13, 2015)

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Disappears – Low: Live In Chicago (Sonic Cathedral, November 13, 2015)

A casa ho una montagna di vecchi compact-disc. Non conosco il numero esatto, ma devono essere centinaia. Una collezione neppure eccezionale, se vogliamo, dato che sono sicuro altri ascoltatori possano vantare collezioni molto più ‘nutrite’ e soprattutto in continua e costante crescita. Mentre la mia invero ha subito negli ultimi anni un brusco rallentamento. Questo nonostante io non abbia certo smesso di ascoltare musica. Anzi. Credo di ascoltare musica almeno cinque-sei ore al giorno. Il lavoro e le circostanze non mi permettono tuttavia di dedicarmi esclusivamente all’ascolto e del resto ammetto di non essere neppure così perfezionista e elitario da ritenere che questa cosa sia indispensabile.

Di conseguenza mi domando perché io abbia speso tutti questi soldi e tutto questo tempo comperando dischi che praticamente oramai non ascolto mai e questo per ragioni soprattutto pratiche. Il digitale è stato sicuramente una rivoluzione, la più grande rivoluzione che sia mai avvenuta nel mondo della musica, e a chi non riesce ad accettarlo, posso solo dire, fatevene una ragione.

Naturalmente c’è e va trovato un equilibrio tra quella che è la rivoluzione del digitale e quello che a un certo punto potrebbe divenire feticismo vero e proprio. Questo disco qui per esempio è un oggetto tipicamente fatto a uso e consumo degli appassionati e dei fedelissimi. Voglio dire, perché mai dovreste ascoltare un disco live dei Disappears che suonano un disco che avrete sicuramente consumato all’osso, fino allo sfinimento e fino a considerarlo oramai in qualche modo anche noioso, cioè ‘Low’ di David Bowie.

Il live è stato registrato lo scorso anno presso il Museo di Arte Contemporanea di Chicago in occasione di una serie di concerti intitolata, ‘Bowie Changes’ ed è stato mixato da, udite udite, Sonic Boom. Pubblicato dalla Sonic Cathedral, il disco è uscito in Italia in edizione limitata per la Maple Death Records, ma è praticamente già sold-out.

Nell’occasione comunque il quartetto di Chicago, che costituisce una delle realtà più popolari nel panorama rock Usa degli ultimi anni, decide di tentare la rilettura di quello che da molti, probabilmente me compreso, è considerato il disco migliore del Duca Bianco. Una premiazione comunque difficile data la vastità della sua produzione discografica che peraltro anche nel segno di una certa continuità nelle modalità espressive dei contenuti, appare piuttosto eterogenea.

Qualche critica è stata rivolta perché le versioni proposte dei brani sarebbero troppo fedeli alle originali. Praticamente il risultato di uno studio meticoloso delle singole tracce del disco. Cosa che per la verità ho riscontrato anche io durante l’ascolto, senza giudicare questa cosa tuttavia né positivamente né negativamente, intendendo questa scelta come qualche cosa di voluto. Sorprende sicuramente la riuscita per quello che riguarda la seconda parte del disco anche in alcuni degli episodi meno tipicamente pop del disco come i classici ‘Warszawa’ e ‘Art Decade’, ‘Weeping Wall’. Il resto invece è una conferma delle qualità di questa band, che di stile del resto ne sicuramente ha da vendere.

Francamente non ritengo questo disco un episodio indimenticabile e questo neppure all’interno della produzione discografica dei Disappears. Possiamo attribuirgli se vogliamo un valore storico, tipo che alla vigilia di un ritorno, l’ennesimo, del Duca Bianco, (‘The return of the Thin White Duke / Throwing darts in lovers’ eyes’), questo lavoro potrebbe aiutare anche i più giovani a riscoprire, ove fosse necessario, un disco che oramai è vecchio di quarant’anni. Ma anche in questo senso quello che resta è la sensazione che, a meno che non vogliate possedere tutto, in fondo in fondo di questo disco non ce ne fosse veramente il bisogno.

@sotomayor

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