!!! (chk chk chk) – As If (Warp Records, 2015)

as-if-packshot
!!! (chk chk chk) – As If (Warp Records, 2015)

Questo qui dei !!! (chk chk chk) è un disco che a fine anno troveremo probabilmente in tutte le classifiche delle varie riviste specializzate di settore e che per l’ennesima volta spingerà molti ascoltatori a domandarsi, ‘Perché’.

Personalmente non sono un grande fan del combo originario di Sacramento, California, sebbene io abbia sempre riconosciuto loro capacità istrioniche a iosa, peraltro sempre confermate puntualmente alla pubblicazione di ogni nuovo disco. Parliamo comunque di una band che oramai non è più di nicchia (non lo è mai stata in un certo senso) ma che, giunta alla pubblicazione del settimo album in quindici anni, costituisce una realtà oramai con un certo seguito; hanno suonato in tutti i principali festival Usa e europei e ha fatto da spalla a band sicuramente più che popolari come ad esempio i Red Hot Chili Peppers.

Il concept di partenza della band era quello di ricollegarsi a un certo filone post-punk e alla musica wave più pop mixando il tutto con un certo gusto per l’elettronica e l’uso di campionamenti e ritmi ossessivi. Nel tempo questi sono stati prima accomunati a quel grosso calderone che in un’altra epoca veniva definito come ‘post-rock’. In verità per quanto riguarda le sonorità proposte siamo effettivamente lontani da qualsiasi definizione di genere che abbia a che fare con la musica ‘rock’. ‘As If’, l’ultimo disco rilasciato dalla band, è chiaramente un disco pop. Praticamente disco.

Resta comunque una certa predisposizione verso il punk che può essere più o meno evidente e che merita una riflessione. Penso anche a altri gruppi come i Neon Indian oppure gli Strokes e più recentemente i Tame Impala. C’è stato un tempo in cui si riteneva che essere punk e chi ascoltasse la musica rock in genere fosse portato a avere un atteggiamento di tipo ribelle. Abbiamo sempre considerato idealmente il rock’n’roll come un atto di ribellione. Sesso, droga e rock’n’roll, dicevano. Mentre la disco era considerata come la musica dei fighetti, quella lì dei reazionari. Eppure è evidente che questa differenza nel corso degli anni e con il passare delle generazioni si sia andata ad assottigliare e ad annnullare. In molti casi le situazioni si sono persino ribaltate. A questo hanno contribuito vari elementi. Possiamo tirare in mezzo le radio e la televisione, che so, Mtv, oppure il world-wide-web, ma molto più probabilmente il cambiamento, il salto è stato semplicemente generazionale. Le motivazioni non sono solo di carattere sociale in questo caso, dove invece a contare è più l’aspetto tipicamente culturale e conta quella spinta naturale che porta ogni generazione a rinnegare quella precedente.

Ne consegue, secondo questa visione storica delle cose, che allora questo disco possa avere una qualche attitudine punk che potrebbe invero non essere riscontrabile in dischi più tipici del genere.

Il disco è uscito, al solito, su etichetta Warp Records lo scorso 16 ottobre 2015 e anticipato dal singolo ‘All U Writers’ uscito in aprile in occasione del Record Store Day. L’ispirazione di base dichiarata deriva dall’ascolto di disco-music, es. Nina Kraviz, Moodymann, Paranoid London, Rrose e Delroy Edwards.

Inevitabilmente i chk chk chk suonano in qualche modo come ‘patinati’ e volutamente vintage. Non mancano episodi interessanti come quelli dove si dà spazio a vocalismi tipo soul, vedi ‘Freedom! ’15’, forse il brano più riuscito del disco, oppure il già citato singolo apripista ‘All U Writers’, cantato da Teresa Eggers (vocalist anche in ‘Ooo’ e ‘Til The Money Runs Out’). Si alternano quindi brani caratterizati da sonorità funk, ‘Bam City’ o ‘Funk (I Got This)’, rimandi a sonorità commerciali anni novanta (‘Every Little Bit Counts’)  e temi più tipicamente dance. Su tutti la lunga session di oltre otto minuti di ‘I Feel So Free (Citation Needed)’.

È difficile dare un giudizio su un disco come questo senza lasciarsi condizionare dal fatto non sia un disco esattamente di musica ‘rock’. Sussiste un certo tipo di cultura, quella della cosiddetta club-music, con cui bisogna per forza fare conto, costituisce un fenomeno sociale e culturale che esiste e che è di proporzioni più grandi di quella che poteva essere la nicchia di ascoltatori di musica punk oppure new-wave trenta o quaranta anni fa. Come dobbiamo giudicare un disco come questo? È spazzatura, roba commerciale che ha la pretesa di essere ‘alternative’. Oppure siamo noi che invece siamo troppo vecchi e legati a degli schemi mentali che non hanno più alcun senso di esistere.

Probabilmente la verità sta nel giusto mezzo. Non mi riesco a innamorare di questo disco. Non ci sono riuscito, pure apprezzandone inizialmente la freschezza e la vivacità del suono, alcuni passaggi di rimando alla musica soul degli anni settanta. Ci sono delle idee sicuramente interessanti, ma in questo gusto per il ‘vintage’ non riesco a trovare nessuna novità particolare né quella volontà di spinta ad un’autonomia e affermazione generazionale che pure troverei sacrosanta. Persino dovuta. Mi sembra quasi di vedere un film pornografico degli anni ottanta. Che significa che mi eccito, ma comunque non ci sono contenuti particolari al di là del semplice intrattenimento. Può andare bene così.

@sotomayor

Precedente David Michod - The Rover, 2014 Successivo Beach House - Thank Your Lucky Stars (Sub Pop, 2015)

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.