Bob Shaw – The Fugitive Worlds, 1989

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Bob Shaw – The Fugitive Worlds, 1989. Urania n. 1.145 del 27-1-1991. Illustrazione di copertina di Vicente Segrelles (Agenzia Norma).

CORRI IN EDICOLA. Una delle caratteristiche delle pubblicazioni Urania durante quelli che furono gli anni d’oro della collana e quindi, perché no, fino all’inizio degli anni novanta, fu la grande varietà della tipologia di narrativa proposta all’interno del macro-genere fantascientifico.

Questo succedeva per diverse ragioni. Scelte di tipo editoriale e di ordine pratico, perché evidentemente non era sempre facile proporre qualche cosa di nuovo, sia per questioni di natura temporale che per questioni economiche. Questo anche considerando che per un certo periodo la collana fu pubblicata come settimanale e poi come bi-settimanale. L’altra motivazione era quella che si voleva evidentemente raggiungere una platea quanto più vasta possibile. Così, miscelando la tipologia di narrativa proposta, era possibile accedere a quanti più appassionati possibili. Oltre che a lettori diciamo occasionali.

Del resto, Urania si è sempre venduto, si vende ancora nelle edicole. Certo, il richiamo delle pubblicazioni letterarie in edicola non è molto alto e va ancora diminuendo, ma non è sempre stato così. Pubblicazioni di genere diverso, non solo fantascientifico hanno legato la propria fortuna proprio a questa tipologia di diffusione che solo oggi viene abbandonata per ragioni di diverso tipo e non solo logistico. Basti pensare ad esempio ai ‘gialli’, un genere letterario che ha fatto le proprie fortune proprio attraverso questa modalità di diffusione e che in qualche modo hanno consegnato determinate tipologie di pubblicazione a una specie di mito loro dedicato. Questo proprio per il sapore e il retrogusto ‘vintage’ che le contraddistingue, dato che parliamo per forza di qualche cosa che appare oggi, negli anni dieci del nuovo millennio, qualche cosa di lontano del tempo. Di passato.

LETTERATURA E LETTERATURA. Secondario secondo me in questo senso è il ruolo che ha acquistato internet e la possibilità di accedere a letture in formato diverso da quello cartaceo. Oltre che, si intende, a un disinteresse nei confronti della letteratura cosiddetta di intrattenimento a favore di altre forme (di intrattenimento) come la televisione e in particolare le fiction, che raccolgono più del cinema un numero crescente di appassionati e consumatori.

C’è sempre stata tuttavia una certa distinzione tra la letteratura diciamo ‘alta’ e quella lì di intrattenimento e in questo caso specifico deputata alla diffusione mediante le edicole oppure altri canali tipo l’abbonamento periodico. La seconda tipologia è sempre stata vista dai consumatori esclusivi della prima con un certo snobismo, tanto che la fantascienza in Italia ad esempio viene generalmente considerata come un genere da vulgata. Un genere di intrattenimento popolare. Quasi come potrebbe essere una partita di calcio oppure una commedia sexy con Renzo Montagnani. Salvo ovviamente i soliti ripescaggi e quelle che oramai sono sempre più frequenti ‘riabilitazioni’ di genere. Scrivo questo perché considero il citato Renzo Montagnani (ad esempio) un grandissimo attore e perché oggi questo gli viene giustamente tributato nonostante le tante critiche che un determinato cinema abbia forse pure giustamente ricevuto a suo tempo. Non lo so. Io non c’ero e comunque pure se mi piacciono tette e cosce, culi e occhi dolci, della cosiddetta ‘commedia sexy’ non è che mi importi granché.

A parte questo, ritornando al tema principale, è spiegabile di conseguenza come e perché la letteratura di fantascienza come genere in Italia non abbia  mai avuto un vero e proprio boom  sia per quello che riguarda il numero di appassionati che di scrittori (ce ne sono comunque di bravi chiaramente) e di addetti ai lavori. In questo senso il ruolo rivestito da Urania è stato ed è ancora centrale nel garantire almeno due pubblicazioni mensili e comunque tenere in qualche modo unito un gruppo di appassionati fedelissimi che in un panorama desolante come potrebbe essere quello degli appassionati alla letteratura, costituisce un grandissimo merito.

Per quello che riguarda il cosiddetto snobismo anti-letteratura di intrattenimento, mi schiero chiaramente contro questa forma aristocratica di discriminazione. Da grande consumatore, ma non solo e questo chiaramente nel portare avanti questo tipo di campagna costituisce per il sottoscritto un punto di forza, di letteratura di fantascienza, oltre a rivendicare per gran parte delle pubblicazioni del genere una profondità e una quantità e molteplicità di contenuti che trascendono qualsiasi catalogazione; riconosco una utilità anche nella letteratura di intrattenimento più ingenua e tipicamente avventurosa. Quella che magari riesce per qualche tratto a ricollegarti con un mondo fantastico e quasi infantile e che comunque ti fa passare qualche tempo senza stare a pensare a nulla di diverso da, ‘Come finirà.’

I MONDI DELL’IGNOTO. ‘The Fugitive Worlds’ di Bob Shaw (1989) si può andare benissimo a inserire in questo grande gruppone di letteratura d’avventura e di intrattenimento, perché del resto della categoria possiede tutte le caratteristiche più tipiche. Trattasi invero di una space-adventure dai toni leggeri, quasi fiabeschi, tanto che oggi un romanzo di questo tipo più che di fantascienza, potrebbe essere benissimo ascritto alla categoria ‘fantasy’, dati i contenuti e/o comunque i rimandi nei contenuti della storia a una ambientazione e uno svolgersi della trama tipico del genere.

I protagonisti di questa storia del resto non sono scienziati e in un certo senso neppure astronauti in senso stretto. Sono invece capitani di vascello, re e regine, conti e damigelle di corte dalla bellezza indicibile. Una in particolare, la avventurosa, coraggiosa e supponente Contessa Vantara, costituisce l’oggetto dei desideri dell’eroe del romanzo, Toller Maraquine II, giovane di origini nobili e avventuroso, nipote di un leggendario comandante che compì una gloriosa traversata attraverso lo spazio e divenuto una vera e propria leggenda per quello che riguarda l’universo in cui si svolge la narrazione.

Il romanzo si configura allora come un romanzo d’avventura e nel quale, come gli eroi della tradizione medioevale, Toller Maraquine II cercherà di coprirsi di gloria e compiere atti di eroismo per conquistare le attenzioni della sua bella e soprattutto onorare il ricordo del nonno, che cerca disperatamente di emulare pure assumendo talvolta dei contorni e degli atteggiamenti ridicoli, come l’abitudine di portarsi dietro legata in vita la sua vecchia spada, che agita coraggiosamente davanti a ogni nemico che gli si para contro. Anche quando questi, alieni che provengono da un sistema solare lontano anni luce, vanno al di là della sua comprensione e sono in possesso di una tecnologia e conoscenze scientifiche per lui e gli appartenenti al suo pianeta incomprensibili, tanto sono superiori.

VASCELLI SPAZIALI. Spaccone e a tratti anche ingenuo, quasi donchiosciottesco, e questo a dispetto della volontà dello stesso narratore, Toller Maraquine II del resto proviene da un pianeta, chiamato semplicemente ‘Mondo’, tecnologicamente arretrato rispetto a quelli che sono i nostri ‘standard’ odierni e in cui è assente uno degli elementi caratteristici della nostra società: ovvero i sistemi di telecomunicazione. Grande assente è lo stesso volo spaziale, almeno per come lo conosciamo noi. Non ci sono astronavi vere e proprie su Mondo e l’astronomia appare un misto di scienza e superstizione. I cieli di conseguenza sono solcati, dunque, solo da dei vascelli volanti di legno. Delle immaginifiche caravelle. Che potrebbero fare pensare a un romanzo di ambientazione e stile steampunk, solo che l’arretratezza tecnologica, ma soprattutto l’atmosfera ai limiti del fiabesco, secondo me non permettono una classificazione di questo tipo e all’interno di un genere che generalmente pretende dei toni più oscuri o comunque seriosi rispetto a quelli proposti.

Il nonno di Toller, suo omonimo, è stato l’unico capace di pilotare e far atterrare uno di questi vascelli su di un altro pianeta del resto ed è stata proprio questa impresa, tra le altre, a renderlo leggendario e farlo passare alla storia. Successivamente a suggerire questo spirito per l’avventura e l’esplorazione dell’ignoto anche al nipote, che non ha mai conosciuto il nonno, ma che ha sempre voluto emulare, essendo cresciuto ascoltandone le gesta e desiderando anch’egli di coprirsi di gloria. Pure con il disappunto del padre, un nobil’uomo cui manca però quella spinta tipicamente avventurosa del leggendario Toller Maraquine I, forse anche a causa di un diretto conflitto di tipo generazionale che fa sì che questa ‘fiamma’ abbia saltato una generazione.

L’ambientazione è comunque molto particolare. Ma pure interessante sotto certi aspetti. Al di là di quella che è l’ambientazione su Mondo, tipicamente fantasy e in cui vengono descritti paesaggi e situazioni di corte che rimandano a una ambientazione di tipo medioevale, tipo castelli e carrozze trainate dai caratteristici ‘corniblu’, è degna di interesse la rappresentazione più ampia del sistema solare in cui sono collocate le azioni del romanzo. Mondo e il suo pianeta gemello ‘Sopramondo’, costituiscono una vera e propria anomalia astronomica. Che ritengo altresì non abbia alcun corrispettivo conosciuto nel mondo reale. A dispetto delle mie limitate conoscenze scientifiche, naturalmente. Mondo e Sopramondo sono infatti due pianeti gemelli e che condividono una stessa atmosfera. Cosa che del resto potrebbe spiegare come una società tecnologicamente non all’avanguardia come quella del romanzo di Bob Shaw sia comunque riuscita a raggiungere un altro pianeta. I due mondi sono uno sopra l’altro e l’atmosfera che li circonda ha una dimensione e estensione che si conforma come quella di una clessidra, che si stringe nello spazio che li separa per poi allargarsi a contornare la superficie dei due pianeti.

DUSSARA. Il sistema planetario è completato da un terzo pianeta, raggiungo solo coraggiosamente dal nonno di Toller, cioè il lontano e inospitale Oltremondo. Tra questi tuttavia entra in ballo e costituisce tema centrale del romanzo, un quarto pianeta. Si chiama Dussarra e proviene da un altro sistema solare. Il pianeta si è spostato all’interno del sistema di Mondo mediante una tecnologia particolarmente avanzata e adoperata dalla popolazione aliena che lo abita, che fugge da una catastrofe che infesta l’universo sin dalle origini e dai tempi ancestrali e remoti della sua creazione.

Questa catastrofe trova una sua corrispondenza nei cosiddetti ‘filugelli’, che lo stesso Bob Shaw descrive come, ‘reliquie relativamente antiche e decadenti d’un periodo della storia cosmica durato un intervallo di tempo corrispondente a un solo respiro umano, avevano un diametro che si approssimava a un milionesimo di quello d’un capello umano ed erano così massicci che un singolo pollice pesava almeno quanto un pianeta di medie dimensioni.’

L’apparizione di Dussara nella volta celeste di Mondo, costituisce inizialmente motivo di solo relativo interesse per la ingenua popolazione del pianeta, cui più che interessare sotto l’aspetto scientifico, appare come segno premonitore e in un mondo fatto di superstizioni, come brutto segno e cattivo auspicio. Solo andando avanti nella narrazione apparirà chiara quale sia l’intera entità del pianeta e questo assumerà un ruolo centrale nelle vicende della storia e in quelle private e personali di Toller, che del resto è protagonista assoluto delle vicende e alla fine inevitabilmente vincitore.

Manca totalmente tuttavia qualsiasi elemento valido di natura scientifica e/o introspezione psicologica più o meno interessante dei personaggi. Che ci appaiono tutti volutamente banali e ingenui, figli di una società che nelle sue strutture non solo sociali ci rimanda per forza a una storia che per noi appartiene al passato. Ma sarebbe disonesto, persino pretenzioso, chiedere di più a questo romanzo, che si può benissimo consumare per quello che mi riguarda in due-tre ore e durante  un viaggio in treno. Prendetelo per quello che è e lasciate che questo e i protagonisti della storia vi facciano compagnia, sforzandovi di trovare simpatia per il giovane e guascone Toller. In caso contrario, se volete che tutto quello che leggette abbia un senso e dei contenuti che siano per forza in qualche modo profondi, lasciate pure perdere, non vedo perché dovreste farvi del male in questo modo.

@sotomayor

Quotes.

1. Toller si rendeva ben conto, adesso che si erano dovuti lasciare, di quanto si era fatto manipolare dalla Contessa Vantara. Se uno dei suoi uomini si fosse macchiato con un comportamento così incredibile in cielo e una tale arroganza a terra, lo avrebbe apostrofato con tanta fierezza da provocare un duello e molto probabilmente lo avrebbe incriminato in un rapporto ufficiale. Comunque fosse, l’incredibile perfezione fisica della Contessa lo aveva stordito e quasi evirato, e si era lasciato andare a una reazione da sbarbatello impressionabile e pavido. Se aveva finito per sconfiggere Vantara in azione, in realtà si era quasi convinto di avere avuto come suo primo scopo quello di impressionarla a livello emotivo e non soltanto quello di tradurre in atto un suo preciso dovere.

Quando alla fine giunse alla sua nave, un uomo dell’equipaggio era in piedi accanto a ognuna delle quattro ancore per predisporle alla partenza. Toller si arrampicò sulla scaletta dalla parte della gondola e saltò con un balzooltre la ringhiera. Subito dopo fece una pausa e ammirò a terra l’aeromobile della Contessa Vantara. La sua ciurma eraoccupatissima a staccare il gascontenitore e a stenderlo sul prato sotto la supervisione di Vantara.

Il Tenente Feer gli si avvicinò. – Direttamente a Prad, Signore?

‘Se mai mi sposerò’, pensò Toller ‘lo farò con quella donna’.

2. – Quando Divare mi ha indicato incielo quel pianeta mi ha detto che era di colore blu e da questo ho potuto capire che la donna forse aveva commesso un errore. Sai bene anche tu quante stelle blu ci sono nel cielo… ce ne sono a centinaia. Le ho chiesto che tipo di telescopio servisse per poterlo ammirare nelle migliori condizioni possibili e lei mi ha risposto che ne potevo usare anche uno molto piccolo. In effetti diceva di riuscire a vederlo bene a occhio nudo.

– E aveva ragione, Cassyll! Ieri notte me lo ha fatto vedere bene: un pianeta blu, quasi azzurro, piuttosto facile a scorgersi senza ricorrere a lenti, un pianeta in basso a ovest subito dopo il tramonto del sole.

Cassyll si accigliò turbato. – Lo hai controllato al telescopio?

– Sì, certo. Si scorgeva un disco di dimensioni tali da essere visto anche con un normalissimo strumento nautico. Un pianeta. Niente da dire.

– Ma… – e qui l’imbarazzo di Cassyll crebbe. – Come mai prima d’ora nessuno se n’è accorto?

Bartan fece riaffiorare quello strano sorriso. – L’unica risposta alla quale io riesco a pensare è che il pianeta non fosse lassù prima d’ora.

3. ‘Là dentro ho qualcuno che mi aspetta’ pensò il giovane Comandante ‘e sarebbe inopportuno farmi attendere ancora’.

Si irrigidì il busto, una mano inconsapevole stretta all’elsa della spada, e si diresse verso il vano della porta. La stanza al di là del vano ricordava la cella di una prigione. Senza mobili e debolmente illuminata da un lucernario rotto nel tetto spiovente molto molto in alto. Disposti intorno alle pareti, come sefossero seduti, si vedevano almeno venti scheletri. I resti sfilacciati e sbrindellati dei vestiti e delle camicie, ornati di collane e braccialetti in ceramica, informarono Toller che quei rimasugli di scheletri erano donne.

‘Non va poi tanto male’ pensò. ‘Se il morbo è stato imparziale è solo una realtà della vita e della morte. Ha mietuto uomini e donne allo stesso modo e da quando sono arrivato io su questo mondo infelice ne ho viste tante…’

La sua mente sbandò, rabbrividì, quando si rese conto di qualcosa che alla prima occhiata non gli era parsa subito evidente. Tutto rannicchiato nel bacino pelvico di ognuno di quegli scheletri si vedeva un altro scheletrino, fragilissima armatura d’ossa ancora più fragili: gli ultimi residui di bambini la cui vita aveva avuto una fine addirittura prima di avere inizio.

‘Sì, quel morbo era stato molto imparziale.’

4. Questa volta il raggio rotante del faro era più intenso e Toller ebbe l’istinto di sottrarsi a quella luce, ma non c’era nulla che potesse fare per proteggersi. Rabbrividì quando, in una sottile frazione di secondo, il suo modello interiore della realtà venne lacerato e ricostruito e gli fece scoprire che la sua visione dello spazio da poco acquisita, quella dello spazio vuoto crivellato da tarlogallerie transeunti di uno spazio vuoto più esteso, era una semplificazione. Il cosmo, ormai lo sapeva o credeva di saperlo, era nato in un’esplosione inconcepibile nella sua feroce, e in un solo minuto il suo intero volume venne permeato da ribollenti masse di Filugelli. Questi Filugelli, reliquie relativamente antiche e decadenti d’un periodo della storia cosmica durato un intervallo di tempo corrispondente a un solo respiro umano, avevano un diametro che si approssimava a un milionesimo di quello d’un capello umano ed erano così massicci che un singolo pollice pesava almeno quanto un pianeta di medie dimensioni. Si contorcevano e s’agitavano e oscillavano, e nei loro ciechi contorcimento fissavano nientemeno che la disposizione della materia attraverso l’universo: gli schemi delle galassie, gli schemi delle distese dei grappoli delle galassie.

Con l’invecchiare dell’universo, e la prima comparsa della vita intelligente, i filugelli si fecero numericamente più rari. Le loro incredibili riserve d’energia si sciuparono, consumate dal loro contorcersi e agitarsi frenetico e dalla propagazione delle onde gravitazionali e divennero più d’una rarità cosmica. Con la loro scomparsa l’universo diventò più stabile, un posto più sicuro per delle fragili strutture biologiche come quelle degli esseri umani, ma non era ancora del tutto omogeneo.

C’erano regioni anomale nelle quali i filugelli rimasero in abbondanza, così numerosi da favorire il verificarsi di interazioni e collisioni, con le conseguenze che andavano oltre i poteri descrittivi di ogni principio matematico.

In un determinato punto dell’unniverso si erano intersecati non meno di dodici filugelli e avevano liberato la loro energia totale in un’esplosione destinata ad annientare anche cento galassie e ad avere un profondo effetto almeno su mille. Nessuna creatura vivente avrebbe mai visto quell’esplosione, così vicina era la velocità dei suoi fronti a quella della luce, ma degli esseri intelligenti (usando i dati raccolti dalle sonde subspaziali) potevano dedurne l’esistenza. E una volta fatta questa deduzione c’era soltanto una cosa da fare.

Fuggire!

Fuggire lontano e in fretta…

5. – Chi di voi è il capo? – domandò Toller. – Chi di voi incubi può parlare a nome degli altri?

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