Bloodhounds On My Trail – Escape II (Moon Sounds Records, 26/11/15)

cover 2L’Australia vanta un panorama piuttosto ricco di shoegaze bands, molte delle quali interessanti e concentrate a Melbourne, ma non è così scontato queste riescano ad ottenere contratti con case discografiche internazionali come è successo a Bloodhounds On My Trail, che hanno avuto la chance di vedere pubblicato la versione Deluxe del proprio EP “Escape II” dalla texana Moon Sounds Records, mentre nel Regno Unito il disco esce per Raphalite Records. Questa edizione contiene una bonus track intitolata “She’s In My Plans” e un brillante remix di ‘Jolly’ eseguito dal pop duo Ummagna.

“Dreamless” apre il lavoro con una teoria di riff calmi che predispongono a refrain di riverberi scintillanti e guidano verso un mare di tranquillità e riflessione. L’eco solca placidamente l’aria, con le chitarre che restano, quasi chill out, in sottofondo.

12112409_786940558081128_5763224924530517538_n“Jolly” è stato il primo singolo rilasciato dal quartetto composto da Johnny Green (chitarra e voce), Chris Donaldson (chitarra), Nik Donaldson (percussioni) e Ché Walden (basso). Ha un incedere maestoso, quasi a lambire territori sinfonici, focalizzandosi sui momenti di pace cui tutti aneliamo quando ci troviamo in situazioni di persistente difficoltà. Procede per stratificazione di elaborazioni sonore che accentuano l’effetto di trance indirizzato al faticoso conseguimento di Nirvana personale.

“She’s in My Plans” conserva uno stato d’animo rilassato, amabile e seducente mentre s’inerpica su di una strada di armonie inquietanti. Lo sviluppo dinamico rimane attivo ed animato, quasi a voler disegnare un ambizioso affresco shoegaze usando tratti di gassosa atmosfera.

“Jolly” in versione remixata raggiunge confini di maggiore profondità con una calibrazione particolare, quasi una sintonizzazione elettronica, che conduce ad una deriva riflessiva introducendo l’elemento post-rock per dilatazione del suono.

10419050_628280903947095_3564838972037118536_nQuando le tinte s’irrobustiscono, come in “Old Fools”, ed i confini delle idee sonore tendono ad attenuarsi, si ha sempre comunque l’impressione che il tutto sia frutto di una minuziosa programmazione, distillazione d’idee e fremiti elaborati da una solida e sognante orchestra mentale sorretta da una lucida determinazione.

La musica di questo lavoro si sviluppa seguendo strade complesse, a volte contorte, ma mai involute, evitando le sabbie mobili dell’autocompiacimento e dell’eccessivo cesello. A volte si può avere l’impressione il quartetto ricerchi facili atmosfere trasognate, ma il tutto risulta sempre funzionale all’opera e non arida sperimentazione, piuttosto orientati verso un processo di scandaglio della profondità dell’inconscio e delle emozioni più intime.

Schoolboy Johnny Duhamel

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