Black Mountain – IV (Jagjaguwar, 01/04/16)

black-mountain-iv-new-albumNon c’è nulla da fare. I Black Mountain hanno stile e conoscono l’arte per attualizzare l’ambiguo marasma prog, mischiandolo senza problemi con derive krautrock, zona Can, ed inaspettate soluzioni ardite, come il tiro alla “Come Together” con cui parte “Mothers Of The Sun”, bagnata da inflessioni tardo soul che esplodono in assoli chitarristici memori della lezione del David Gilmour. Il pezzo continua con una nenia irresistibile, ed è veramente bellissimo, non avrebbe sfigurato nei primi lavori dei Popol Vuh.

E’ un prog che non conosce mezze misure, quasi una dichiarazione d’intento fin dalla copertina, che pare una via di mezzo tra quella di “Presence” e qualsiasi altra realizzata da Hipgnosis per i Pink Floyd.

black-mountainEcco, Pink Floyd, sembra abbiano preso i synth di Rick Wright, direttamente dalle loro memorie di teenager, per attualizzarli nell’ottica di una nuova era cosmica, dove tutte le influenze, anche quelle palesate da “Florian Saucer Attack”, che sembra una out take del “Join Hands” vergato da John McKay, con una spruzzata finale di space flavour, sono funzionali al conseguimento del suono maestoso, vagamente dronico, a volte epico, teorizzato da Randall Dunn dei Sunn O)) che ha prodotto l’album.

“Defector” ruba a mani basse gli accordi perduti da Rick Wakeman durante le registrazioni di “Fragile”.

Detta così, sembra strano, ma tutte queste molteplici influenze sono rese in perfetto equilibrio, una misura tale da rendere il lavoro un piccolo capolavoro. Nell’epoca del revival sul revival, mancanza d’ispirazione, apparenza invadente e cattivo gusto, che cosa può esistere di più punk del prog vero? Quello suonato con gusto, senza autocompiacimento, senza specchiare la propria tecnica, quello che alla fine prende a calci in culo quel finto punk del cazzo che ci ammorba da appena dopo “Hersham Boys”. Prog come nemesi del punk che lo aveva non solo spazzato via, ma proprio ridicolizzato.

images“Constellations” mischia con classe inarrivabile il metallo pesante con la leggerezza dei synth affettati di Keith Emerson e sapori vagamente King Crimson (Mark III o IV).

“Line Them All Up” è pura magia Genesis sperimentale dei passaggi interlocutori, sospesi ed irrisolti di “The lamb lies down on Brodway.

Il tutto è reso con leggerezza, disinvoltura e stile quasi divino, da un collettivo che ha una serie inesauribile di influenze che bruciano all’interno delle proprie vene, frantumano il mammut del prog per ricomporlo senza nostalgia, congelandolo per gli anni a venire.

Sei anni dal precedente album non sono passati invano, anni carichi di aspettative che “IV” conferma appieno, andando addirittura oltre.

Che disco incredibile!

Voto: 8,5/10

Schoolboy Johnny Duhamel

Bandcamp

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