75 Dollar Bill – Wooden Bag (Other Music Recording Company, January 13, 2015)

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75 Dollar Bill – Wooden Bag (Other Music Recording Company, January 13, 2015)

I 75 Dollar Bill sono Rick Brown (percussioni, sassofono) e il chitarrista Che Chen (chitarra elettrica, sassofono). Suonano assieme dal 2012, anno in cui i due hanno messo in piedi questo progetto in quella grande e fantastica città che è New York City, ma entrambi vantano una lunga esperienza in campo musicale. Rick Brown in particolare è una figura nota negli ambienti musicali della grande mela, dato che sin dagli anni ottanta ha collaborato e suonato dal vivo oppure in studio con artisti (tra gli altri) del calibro di Yo La Tengo, Matmos, Tortoise, Elliott Sharp.

Il loro disco, ‘Wooden Bag’ (uscito lo scorso gennaio su Other Music Recording Company), è un lavoro esclusivamente strumentale e questa considerazione potrebbe forse scoraggiare gli ascoltatori che ricercano per lo più sonorità facili e immediate, ma considerare questo disco come ‘difficile’ sarebbe in realtà un errore marchiano. ‘Wooden Bag’ infatti è una specie di danza ipnotica divisa in sette movimenti, un lungo viaggio psichedelico attraverso le culture musicali provenienti sin da tutti e quattro i più remoti angoli del globo.

Negli ultimi anni sono saliti alla ribalta nomi come Tinariwen e musicisti come Chris Brokaw, Chris Eckman e Hugo Race con il loro progetto Dirtmusic hanno in qualche modo effettuato un’opera di ricerca delle origini della musica blues,  mescolando poi queste sonorità con quelle della tradizione dell’Africa centrale e in particolare del Mali (conseguente a questi tentativi è stato il boom e il successo dei Tamikrest). In un certo senso questo disco riprende questa opera e ne amplia in qualche modo i contenuti e ne rinnova l’estetica (‘Hollis’).

‘Wooden Bag’ è un mix tra avanguardia e musica blues e dove si alternano influenze della musica tradizionale americana (blues e country) con quelle diverse della musica indiana (‘Intro(cont’d)’) e del continente nord-africano (‘Slow Jumper’s Harp’) e del medio-oriente, il boogie (‘Cuttin’ Out’) e la no-wave (‘Box-altos’, ‘4 altos’) fino a rimandi alla musica orientale. Il risultato finale è praticamente una bomba, una specie di big-bang all’incontrario e un lungo viaggio a ritroso e poi nel tempo futuro nella storia dell’uomo dalle caverne fino ai grattacieli di Tokyo illuminati come stelle comete nella notte all’alba del nuovo anno, mentre sul megaschermo scorrono immagini fluorescenti e flash accecanti e una donna vestita con un kimono furisode della tradizione giapponese vi invita alla cerimonia del thé acido e raggiungere assieme una nuova dimensione e un nuovo nirvana fatto di composti chimici e rappresentazioni allucinate elementali.

@sotomayor

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