Five questions to Alessandro Hicks (Riserva Indie/Contatto Radio Popolare Network)

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Five questions to Alessandro Hicks (Riserva Indie/Contatto Radio Popolare Network)

December 14, 2015

Ha ancora senso oggi, anno 2015 (quasi 2016), credere nelle radio? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Hicks di Riserva Indie/Contatto Radio Popolare Network. Meeting People Is Easy questa volta ospita una persona con cui sento di avere più di qualche affinità per quello che riguarda non solo l’interesse per la musica, ma proprio quelli che sono anche gli anni che si possono definire della mia ‘formazione’ come ascoltatore e non solo. Alessandro, classe ’83, è tra i collaboratori di Contatto Radio Popolare Network e un grande appassionato di musica, oltre che musicista e titolare di un proprio progetto musicale, i Grass On The Sun, che purtroppo in questo momento sono fermi causa complicazioni di natura geografica. Nell’annunciarci tuttavia possibili sviluppi anche per quello che riguarda la sua attività di musicista (cosa che gli auguro di cuore), abbiamo approfittato di questo spazio per chiedergli quello che può essere un bilancio, una considerazione su quella che è stata la musica nell’anno 2015 prossimo alla conclusione e su che cosa aspettarci nel futuro prossimo. Su tutto, una grande certezza che vale tanto per il presente come per il passato e gli anni a venire: a vincere sono sempre le canzoni. Grazie ancora Ale e scusami per non aver nominato i Verve. Il primo compact-disc io abbia mai acquistato è stato ‘Urban Hymns’ quando frequentavo il primo anno delle superiori. Spero questo possa bastare a farmi perdonare.

1. Eccoci qui, Ale. Mi fa molto piacere tu sia presente in questa ‘giovane’ rubrica che ho inaugurato neppure un mese fa. Perché? Ci conosciamo poco, ma ritengo tu abbia quella spinta positiva e quel certo entusiasmo che non possono che giovare allo spirito e trasmettere un qualche tipo di segnale positivo in vista del nuovo anno. Poiché dicembre è mese di classifiche, e io non sono per niente bravo con le classifiche, mi domandavo se ti andasse di cominciare proprio da quella che è la tua personalissima top five dei migliori cinque dischi usciti nel corso dell’anno 2015. Magari attribuendo a ognuno di questi un tuo commento oppure una tua considerazione e motivando così in qualche modo la scelta. A parte questo, ci dai anche un tuo bilancio finale? Nella pratica se sia stato secondo te un anno prolifico sul piano delle uscite discografiche oppure no. Una qualche considerazione sull’anno appena passato.

Tanto per cominciare grazie infinite, è un vero piacere essere ospite della tua rubrica.

Tema “Classifiche Annuali”. Dio mio, sai che non le ho mai sopportate? Il mio problema è che raramente ascolto musica in ordine di uscita. Per quanto collabori con una radio, per quanto – forse – sia una sorta di “addetto ai lavori” , credimi, la sola idea di star dietro ad ogni release mi mette a disagio. Quest’anno però è stato decisamente un’eccezione. Ho ascoltato moltissima roba e sono rimasto piacevolmente sorpreso della qualità di alcuni lavori. Una considerazione? Questo 2015 è stato un grande ritorno alla “forma canzone”. E dio o chi per lui solo sa quanto ne avessimo bisogno. Vincono sempre le canzoni. Sempre. Ecco i miei 5 primi posti:

1) FATHER JOHN MISTY – “I Love You, Honeybear.” (file under: canzoni, canzoni e ancora canzoni. Elton John, Brian Wilson, Neil Young. Live della madonna.)

2) IOSONOUNCANE – “Die” (file under: i nostri due Lucio condensati in una sola persona. Riesci ad immaginare qualcosa di meglio?)

3) UNKNOWN MORTAL ORCHESTRA – “Multi Love” (file under: gli anni d’oro della Motown)

4) GAZ COOMBES – “Matador” (file under: Gaz Coombes. Punto. Cristo santo, ma l’hai ascoltata “Detroit”? “There’s panic in my heart…”. Un pezzo da 90.)

5) BEACH HOUSE – “Thank Your Lucky Stars” (file under: “Holes” dei Mercury Rev. Fanno sognare ancora oggi. Di sti tempi non è cosa da poco.)

Ti do anche un paio di nomi da tener d’occhio: OUGHT e AMERICAN WRESTLERS (questi ultimi usciti con un delizioso album di esordio proprio quest’anno).

2. Facciamo qualche passo indietro ideale nel tempo. Io e te siamo coetanei. Non vorrei sbagliare, ma credo che abbiamo un solo anno di differenza. Praticamente, lasciamo stare la geografia, avremmo potuto essere compagni di classe durante gli anni della scuola. I tuoi principali riferimenti, quelli ‘storici’, nel campo della musica (ma non solo) mi sembra di capire che vadano ricercati in quella che è stata un certo tipo di cultura tipica di quegli anni. Parlo degli anni della scuola, la fine degli anni novanta. Se parliamo di musica, le prime tre band che mi vengono in mente sono: Blur, Oasis, Smashing Pumpkins. Ma ce ne sono tante altre ovviamente. Parliamo in definitiva di quelle che sono forse realtà musicali differenti tra di loro, ma che comunque anche grazie a MTV (che sicuramente ebbe un certo impatto sulla nostra generazione) e in generale alle radio, erano molto più che popolari. C’è un progetto, un artista oppure una band, semplicemente un disco, che secondo te ha fatto la storia di quegli anni? Fino a divenire di conseguenza oltre che un oggetto di culto, anche un punto di riferimento nella musica degli anni a venire.

(Ti sei dimenticato di citare i VERVE. Questa non te la passo. Sai quanto tenga a quella cazzo di bomba di band.)

E’ difficile rispondere a questa domanda. Ricordo il dinamismo di quegli anni. C’era un sacco di qualità e una gran voglia di suonare (complice anche l’assenza dei social che oggi in qualche modo alimentano la celebrità). In un certo senso c’era voglia di sgomitare per farsi largo ecco. A guardare i 90 da lontano dal mio punto di vista due sono le band che hanno in qualche modo tracciato una via; My Bloody Valentine e Massive Attack.

Lo shoegaze di “Loveless” ed il trip hop della band di Bristol sono stati le ultime due grandi rivoluzioni nella storia del linguaggio musicale.

3. Ci parli di Contatto Radio? Qual’è la storia di questa radio, che mi sembra operi solo nelle province di Massa – Carrara, La Spezia e Lucca. Quando ero ragazzo, prima di internet, voglio dire: prima che io cominciassi a adoperare internet, passavo tutte le notti e in generale molto tempo a ascoltare la radio. Per la verità, te lo dico, ero disinteressato a quale fosse la trasmissione oppure la stazione radiofonica in onda. Mi piaceva semplicemente sentire parlare le persone. Forse mi faceva sentire meno solo. Ha ancora senso oggi una realtà secondo molti obsoleta come quella delle radio? Quale feedback e riscontro hanno le trasmissioni in onda su Contatto Radio? Soprattutto, ti va di parlarci della tua esperienza personale? Di cosa ti occupi, come hai cominciato a collaborare con questa stazione radiofonica. Riesci a conciliare facilmente questo impegno con il lavoro? Non voglio essere indiscreto, ma ti chiedo anche se questa attività per te costituisce esclusivamente una passione oppure anche questa un lavoro vero e proprio. In pratica quindi anche se ricevi una qualche forma di compenso.

La radio è una grandissima passione. Contatto Radio Popolare Network è una piccola emittente locale, un piccolo bacino all’interno del quale operano un sacco di persone. La trasmissione che co-conduco assieme al grandissimo Maurizio “Eternauta” Castagna si chiama “Riserva Indie” e vanta 8 anni di attività. Ogni lunedì nei nostri studi dalle 21 alle 22.30 ospitiamo giovani band (più o meno famose nel panorama underground italiano) e cantautori. Tutta la famigliola di RI si dà un gran da fare per la riuscita del programma. Penso all’apporto foto/video del nostro Samuel, alla nostra mascotte Flavia, ad Alberto e al grande saggio Andrea Foxx. Se tutto questo ha senso? Penso di sì.

Credo ancora moltissimo nella radio.

4. Durante questa esperienza, hai avuto modo di incontrare diversi musicisti oppure personaggi legati al mondo della musica. C’è qualcuno che ti ha colpito in modo particolare, e perché? Se ti va di raccontarci un aneddoto per esempio. Tra le altre cose anche tu hai un tuo progetto musicale che definisci ‘Space / Psych-gaze’: i Grass On The Sun. Siete fermi al momento? Prevedi di riprendere le attività o per ora è tutto in stand-by?

Guarda giusto qualche giorno fa è venuto a trovarci Jacopo Incani (IOSONOUNCANE). Sono stato felice di portarlo davanti ai nostri microfoni per la seconda volta. Ho una stima infinita per quel ragazzo. Dobbiamo essere orgogliosi – come italiani – di album come “Die”. Ci raccontano meglio di chiunque altro e di qualsiasi altra cosa chi siamo e da dove veniamo.

Quanto al mio progetto, al momento siamo fermi. Gab vive a Londra ed è difficile fare musica a distanza. Un vero peccato. Ad ogni modo sto scrivendo nuovi brani assieme ad un’altra persona, chi lo sa. Magari ad anno nuovo riusciamo pure a pubblicare qualcosa.

5. L’ultima domanda è libera. Mi spiego. Abbiamo parlato anche di cose passate, ma questo per quanto mi riguarda non significa guardarsi indietro con un inutile atteggiamento di tipo nostalgico, ma al contrario proprio per guardare a quelli che sono dei contenuti che in qualche modo possano costituire una base di significato per il futuro. In questo senso, ti chiedo. Che cosa ti aspetti da questo nuovo anno 2016? Dico, relativamente quello che è il mondo della musica. I Cure hanno annunciato che torneranno in tour, David Byrne e i Radiohead si scagliano contro la musica su internet: Thom Yorke ha attaccato direttamente Google, li ha definiti ‘nazisti’. L’Isis ha colpito con un attentato terroristico durante il concerto degli Eagles of Death Metal a Le Bataclan di Parigi. Dico, ma in che razza di mondo viviamo? Ma lo scopo principale della musica non dovrebbe essere quello di funzionare come collante tra le persone? Ho la sensazione che invece nella nostra società ci siano una specie di scompartimenti e che ognuno, da tutte le parti, pretenda di fare parte di un singolo scompartimento e di questo solo, rivendicando così quella che ritiene essere la propria appartenenza, quindi la propria identità. Ma l’identità secondo me non è solo qualche cosa di individuale. Al contrario. Che significa oggi ascoltare musica? Secondo te internet, gli .mp3, la musica in streaming, tutto questo sta comportando un qualche tipo di degrado culturale? Oppure tutto il contrario. Domanda difficile a cui rispondere, me ne rendo conto, dacci il tuo punto di vista ecco.

Io dico; non chiediamo alla musica più di quello che già ci dà ogni giorno. Non diamole il peso di avere uno scopo diverso da quello di darci emozioni. I musicisti non sono eroi.

Cosa significa ascoltare musica oggi? Ho sempre pensato che esistano varie dimensioni di ascolto. Live, in cuffia mentre cammini, a casa tua. L’avvento della musica liquida ha solo aumentato il carico e modificato il metodo di fruizione. Ma sono fermamente convinto che questi aspetti non cambino la percezione della musica stessa. Questo 2015 me ne ha dato in qualche modo conferma; vincono le canzoni. Anni 50, 60,70,80,90, 2000; non importa dove ti trovi, come ascolti, il supporto (sì). Vincono solo le canzoni. E sarà così per sempre, per fortuna mia e tua.

@sotomayor

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