10,000 Russos – 10,000 Russos (Fuzz Club Records, May 20, 2015)

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10,000 Russos – 10,000 Russos (Fuzz Club Records, May 20, 2015)

Gli amici della Fuzz Club Records si confermano una delle etichette più all’avanguardia del momento con la pubblicazione del disco d’esordio di questo gruppo portoghese, che è semplicemente fantastico.

I 10,000 Russos (‘dez mil russos’) sono un trio composto da Joao Pimento (batteria e voce), Pedro Pestana (chitarra) e André Couto (chitarra basso). La band si forma nel 2012 a Porto, che per chi scrive è la città più affascinante dell’intero continente. In bilico tra un modernismo che definirei di tardo secolo milleottocento/inizio millenovecento e il cui emblema è il ponte Dom Luis I (del resto Oporto è celebre anche come la ‘città dei ponti’), costruito da Théophile Serying, ingegnere belga e allievo di Gustave Eiffel, e l’architettura più tradizionle del centro antico della città, che si arrampica fin sopra alla collina, dominata dai verdi parchi regali e poi discende giù a valle fino al fiume Douro, dove tutto diviene pittoresco e gli stretti vicoli della città odorano di mare e di vino rosso e l’atmosfera diviene in qualche modo piratesca e persa tra le nebbie del tempo. Come se non bastasse, la città si estende poi in lunghezza fino alle rive dell’Oceano Atlantico, incrociando lungo le grandi e ampie strade, eredità delle monarchie che hanno regnato sulla penisola lusitana, le diverse influenze dei regni europei (francesi in particolare) e d’Inghilterra.

Ci sono molti contenuti di conseguenza in questa città che per la verità non è esattamente una metropoli dato che vanta poco meno di 250.000 abitanti, ma che costituisce comunque uno dei centri più rilevanti culturalmente e strategicamente sulla costa atlantica. Ma questo dato non è casuale. Del resto il nome stesso della città spiega come questa sia una città sostanzialmente di mare, un ‘porto’ appunto, storicamente e nei secoli punto di approdo di genti e di diverse culture. Un punto dove si è incrociata la storia e dove questa tensione millenaria te la senti addosso e sulla pelle.

La città è un vecchio porto di mare, dove si  mescolano centinaia di anni di storia dell’uomo e dove il silenzio è solo apparente. Se chiudete gli occhi infatti potete sentire l’oceano e il caos e la confusione, il suono e il fragore di popoli e di genti e di lingue da ogni parte del mondo. Oporto è la Babilonia dell’Atlantico, un melting-pot fatto di colori e soprattutto di suoni e probabilmente non c’è nessuna musica più adatta oggi come oggi a descrivere tutto questo di quella che suonano i 10,000 Russos.

La band ha registrato questo disco in un centro commerciale abbandonato e illuminato solo dalle lampadine cinesi di delle lampade Ikea. E non poteva esserci una location più adatta, un contesto più rituale e tenebroso a ospitare questa idea di suono che è concentrata in poco più di quaranta minuti di ascolto, ma che praticamente non ha un inizio e non ha una fine; a esorcizzare tutta questa storia e di conseguenza tutti questi suoni che non potevano che essere sublimati allora in una composizione dronica multidimensionale.

Qualche riferimento? ‘Barreira’ e ‘Karl Burns’ suonano tipicamente Fuzz Club. L’accostamento a Sonic Jesus e ai maestri Singapore Sling è inevitabile. Ma i 10,000 Russos rispetto a queste altre due band travalicano in molti punti quella che è la forma canzone. Le tracce del disco sono in effetti delle vere e proprie composizioni di avanguardia sotterranea. Il disco è un puzzle sonoro che può essere modulato e messo assieme in diversi modi, ottenendo tutte le volte un effetto gradito. ‘Baden Baden Baden’ è un brano quasi kraut nel perfetto stile di Michael Rother e dell’indimenticato Klaus Dinger, reminiscenze del sound della band di Dusseldorf sono rinvenibili anche in ‘Usvsus’ e in ‘Stakhanovets/Kalumets’ che praticamente è un brano degli La Dusseldorf messo dentro una lavatrice che gira a una velocità supersonica. Suoni di chitarra distorta e fuzz, feedback interminabili messi dentro uno shakeratore. Non esagero infine se dico che vi sono altresì richiami al sound più sperimentale e quasi industrial de gli Einsturzende Neubauten in quella che è una specie di teatralità, che senza scadere in qualche cosa che diviene a tratti troppo pretestuoso e aggiungerei pure presuntuoso e con velleità intellettuali, richiama la band di Blixa Bargeld e Alexander Hacke. Dominano su tutto chiaramente l’elemento noise e la componente dronica, quasi elettrodomestica. Cioè al servizio dell’uomo e di tutta l’umanità: siamo tutti casalinghi, alè! Che dire, il richiamo alla lavatrice evidentemente non era casuale.

Più una specie di bombardiere comunque, facciamo un Boeing B-17 Flying Fortress della United States Army Air Forces impegnato nell’Operazione Pointblank, che una bomba vera e propria.

@sotomayor

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